Rosarno, Tripodi:«Hanno provato a delegittimarci e hanno fallito»

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ROSARNO (31 agosto 2011) – Si è concluso con l’approvazione di un documento unitario, ma non sono mancate le scintille durante il consiglio comunale “straordinario” di ieri pomeriggio, convocato dopo che il sindaco, Elisabetta Tripodi, ha ricevuto una lettera firmata da Rocco Pesce.

Tra le autorità presenti: la deputata del Pd Doris Lomoro, il consigliere regionale del Pd, Demetrio Battaglia, l’assessore provinciale all’Agricoltura, Gaetano Rao ed una nutrita rappresentanza dei sindaci del comprensorio della Piana di Gioia Tauro.

Totò Bottiglieri, presidente del consiglio, ha iniziato esprimendo solidarietà a tutti gli amministratori calabresi che, negli ultimi giorni, sono stati oggetto di attentati intimidatori.

Dopo una ricostruzione della vicenda della lettera, fatta dal vicesindaco Carmelo Cannatà, ha preso la parola Giacomo Saccomanno che in tre interventi ha detto: «Le parole, spesso, vengono fraintese e spesso si scrive ciò che non si è mai detto (riferendosi ad una intervista, pubblicata oggi su un quotidiano locale). Mi auguro – ha aggiunto – che il sindaco possa venir fuori, al più presto, dalle accuse contenute nella lettera e che il tutto sia catalogabile come bufala estiva così da poter chiudere un’altra pagina negativa per l’amministrazione della città. Questa missiva  – ha concluso – si presta a varie interpretazioni, ed è giusto che la magistratura chiarisca le ombre gettate sulla figura del sindaco, liberando l’amministrazione dalle calunnie».

Piena e totale solidarietà al sindaco è stata espressa dagli altri consiglieri di opposizione Aldo Borgese, Raimondo Paparatti e Mimmo Rizzo che ha detto che in un paese è facile incontrare per strada o negli anni di scuola uomini di ndrangheta «ma la convivenza non può essere confusa con la connivenza».

Peppe Papasidero ha invece risposto duramente all’intervento di Saccomanno. «Sono solidale col sindaco – ha detto – ancor di piú dopo l’intervento di Saccomanno che è in malafede. Lei -rivolto all’ex primo cittadino – deve mettersi in testa che non farà mai più il sindaco in questo paese, perchè non ne è “culturalmente” all’altezza. Mentre Elisabetta Tripodi avrà sempre noi a sorreggerla e non sarà mai sola». Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Il Grande. «l`unica cosa da accertare della lettera – ha detto – è chi l’ha scritta. Non c`è nessun altro dubbio da chiarire. Saccomanno ci dica quali dubbi ha».

Un’altra stoccata è arrivata  da Grace D’Agata che ha affermato: «La lotta alla mafia si conduce applicando, sempre e comunque, la legge anche nelle piccole cose. Non bastano i convegni sulla legalità». Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Mimma Varrà (Agorà), Toni Ascone (Udc) e  Pippo Italiano.

«Io non so se Rocco Pesce sia il reale esecutore della lettera, ma questo poco importa. Noi siamo qui per dire per dire che andiamo avanti sempre e comunque». E’ iniziato con queste parole l’intervento di Elisabetta Tripodi.  «Oggi – ha continuato – voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine dimostrandomi solidarietà, ma anche quelle che hanno scelto di non darmene perché una volta per tutte si capisce da che parte stiamo. Non abbiamo perseguitato nessuno, abbiamo solo compiuto atti amministrativi dovuti e nel rispetto della legge».

Il primo cittadino ha ricostruito anche la vicenda della casa, di cui si parla nella lettera. «Dopo solo un mese dalla mia vittoria elettorale – ha detto – ho ricevuto una lettera, da parte della DIA, che chiedeva notizie su un immobile, acquisito dal patrimonio comunale nel lontano 2003. Io non ne conoscevo neppure l’esistenza, ho però appreso che in 8 anni nessuna amministrazione, terna commissariale compresa, precedente alla nostra aveva firmato la petizione di sgombero: noi lo abbiamo fatto – ha proseguito – non perché quella casa fosse un simbolo o perché fosse di determinate persone, ma perché le regole sono uguali per tutti».

Il sindaco ha proseguito: «Ciò che da fastidio è che per la prima volta Rosarno ha una maggioranza che non litiga e che non per le poltrone e che ha il solo scopo di governare per il bene della collettività».

«È finito – ha concluso – il tempo delle collusioni, per me la lettera è un tentativo palese di delegittimazione e destabilizzazione della nostra coesione amministrativa, ma posso assicurarvi che si tratta di un tentativo miseramente fallito».

Il consiglio comunale si è concluso con l’intera platea, in piedi, a battere le mani al sindaco e con la lettura di un documento unitario di condanna a ció che è accaduto, approvato all’unanimità.

Francesco Comandè