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Referendum sulla giustizia, Ranuccio (PD): “Risultato chiaro, ora responsabilità politica”. Ma nel Reggino prevale il Sì

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Il risultato del referendum sulla giustizia, con la prevalenza del No a livello nazionale e regionale, continua a generare analisi e reazioni politiche. Tra le prime voci a commentare l’esito c’è quella del consigliere regionale e vicepresidente del Consiglio della Calabria, Giuseppe Ranuccio (PD), che definisce il voto “un dato politico rilevante” e invita a leggerlo come un passaggio che “impone una responsabilità evidente” al governo.

Secondo Ranuccio, il referendum si è svolto in un clima “fortemente politicizzato”, assumendo un significato che va oltre il merito della riforma:

“Il governo aveva fatto di questa riforma un proprio manifesto e questo esito lo chiama direttamente in causa”.

Allo stesso tempo, il consigliere dem richiama il fronte progressista alla necessità di cogliere questo momento come occasione di riorganizzazione e rilancio:

“La Costituzione resta il riferimento comune: serve un approccio capace di unire il Paese, non di dividerlo”.

La riflessione di Ranuccio si inserisce in un quadro complesso, soprattutto se confrontato con il risultato della provincia di Reggio Calabria, circoscrizione nella quale è stato eletto. Qui, infatti, il Sì ha prevalso in modo significativo, in alcuni comuni con percentuali particolarmente elevate, delineando un orientamento diverso rispetto al dato regionale e nazionale.

Un elemento che non contraddice la lettura politica proposta dal consigliere, ma che evidenzia la varietà dei comportamenti elettorali sul territorio e la necessità — come lo stesso Ranuccio sottolinea — di interpretare il voto con equilibrio, senza semplificazioni.

Il referendum, pur non avendo effetti immediati sulla legislazione, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra politica, giustizia e riforme istituzionali. Le parole di Ranuccio si collocano in questa cornice: leggere il risultato come un segnale prevalentemente politico, piuttosto che come un’occasione per ricostruire fiducia e dialogo.

In un contesto in cui il Paese ha espresso sensibilità diverse, la sfida — per maggioranza e opposizione — sarà invece quella di interpretare il voto non come una frattura, ma come un punto di ripartenza.