Si ferma al 48,37% l’affluenza in Calabria al referendum sulla giustizia, secondo i dati ufficiali pubblicati dal Viminale sulla piattaforma Eligendo. La regione si conferma così penultima in Italia per partecipazione, pur registrando un dato leggermente superiore rispetto al referendum del 2020, quando si votò contestualmente alle comunali e la percentuale si fermò al 45,18%.
A livello provinciale, Catanzaro è l’unica a superare la soglia del 50% con il 50,85%, seguita da Reggio Calabria con il 49,05%. Più indietro Cosenza (48,25%), Vibo Valentia (47,10%) e Crotone (42,64%).
Tra i capoluoghi, è Cosenza a registrare l’affluenza più alta (54,15%), seguita da Reggio Calabria (53,57%), Catanzaro (52,94%), Vibo Valentia (51,17%) e Crotone (47,11%).
I due estremi si trovano entrambi nel cosentino: Cellara guida la classifica regionale con il 68,67%, mentre Terravecchia si ferma al 28,63%.
A metà dello scrutinio, con 1.033 sezioni su 2.407, il No risulta nettamente avanti con il 57,07%, mentre il Sì si attesta al 42,93%. Un trend che, se confermato, delineerebbe una chiara posizione dell’elettorato calabrese in linea con l’orientamento nazionale.
A caldo arrivano anche le prime reazioni. Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario nazionale di Magistratura democratica, Stefano Musolino, dichiara all’ANSA:
“Questo voto ci consegna una grande responsabilità. C’è stato un movimento democratico importante come non si vedeva da anni. La magistratura è chiamata a restare fedele ai principi costituzionali e a interpretarli con rinnovato rigore”.
Secondo Musolino, a spingere gli elettori verso il No sarebbe stata:
“L’idea che si stessero alterando equilibri costituzionali senza migliorare il servizio giustizia né lo stato di salute della nostra democrazia, anzi rischiando di peggiorarli”.
La Calabria, pur con un’affluenza sotto la soglia del 50%, ha espresso un orientamento netto nelle prime sezioni scrutinate. Il risultato finale, atteso nelle prossime ore, contribuirà a definire il quadro nazionale e a riaccendere il dibattito sulle riforme della giustizia, tema che continua a dividere politica, magistratura e opinione pubblica.





