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Palmi dopo Ranuccio: bilancio di un (quasi) decennio e sfide per il futuro

Dopo nove anni alla guida di Palmi, Giuseppe Ranuccio lascia la fascia tricolore per sedere tra i banchi del Consiglio regionale. Il suo percorso amministrativo si chiude con un’eredità articolata, fatta di risultati, criticità e questioni ancora aperte che meritano una lettura attenta.

Il tratto forse più distintivo dell’era Ranuccio è stato il modo di comunicare. L’uso dei social come strumento politico‑amministrativo ha rappresentato una rottura netta con il passato. Una comunicazione diretta, continua, spesso efficace nel creare consenso e nel dettare l’agenda pubblica. Ma anche un metodo che, soprattutto agli esordi, ha messo in difficoltà gli avversari politici, costretti a inseguire un linguaggio e un ritmo che non appartenevano loro.

Non sono mancate critiche: toni talvolta sopra le righe, qualche forzatura, un confine tra informazione istituzionale e narrazione politica non sempre nitido. È un tratto che ha segnato l’intero decennio, nel bene e nel male.

Sul piano amministrativo, Palmi ha ritrovato una normalità che per anni era sembrata smarrita. La gestione ordinaria – spesso sottovalutata ma decisiva per la qualità della vita – è tornata a livelli accettabili, con alcuni settori che hanno registrato progressi significativi.

Il dato più evidente è quello della raccolta differenziata, oggi stabilmente oltre l’80%. Un risultato importante, frutto di organizzazione e continuità. Tuttavia, questo successo non si è tradotto in un vantaggio economico per i cittadini: la TARI, invece di diminuire, ha continuato a crescere, generando un evidente scollamento tra performance ambientale e beneficio economico.

Tra le opere pubbliche, va riconosciuto il merito di aver portato a compimento l’apertura del Teatro Manfroce. Non un simbolo politico dell’amministrazione, ma un’opera iniziata molto prima e che questa giunta ha avuto il merito di non lasciare incompiuta. Bene anche gli interventi nelle periferie, con alcune aree finalmente riqualificate e restituite alla comunità.

Accanto ai risultati, restano però questioni aperte che pesano sul giudizio complessivo.

La situazione debitoria della Fondazione Varia, esplosa nel 2023, rimane un nodo irrisolto e ancora oggi privo di una definizione chiara. Un caso che ha lasciato interrogativi sulla gestione e sulla vigilanza amministrativa.

L’emergenza idrica rappresenta forse la criticità più evidente e più sentita. Non si tratta di nove anni di tentativi andati a vuoto, ma di nove anni in cui non si è registrato alcun miglioramento strutturale, anzi: la percezione diffusa è che la situazione si sia ulteriormente aggravata. A questo si aggiunge un elemento preoccupante: anche sul fronte idrico graverebbe una situazione debitoria significativa, con il rischio concreto che possa ripercuotersi sulle casse comunali.

Sul fronte economico, oltre alla TARI, si sono registrati aumenti anche in altri tributi locali, un tema che ha inciso sulla percezione dell’azione amministrativa e sul rapporto con una parte della cittadinanza.

A questo si aggiunge un elemento più politico che tecnico: la gestione delle critiche. In diversi momenti, l’amministrazione ha risposto alle contestazioni con toni aggressivi o attribuendo responsabilità a terzi soggetti o a un passato che, dopo nove anni di governo, appare sempre meno spendibile come argomento. Un atteggiamento che ha contribuito a irrigidire il confronto pubblico, anziché favorire un dialogo costruttivo.

Infine, restano le opere incompiute: la riqualificazione del borgo della Marinella, il nuovo palasport, i campi da tennis, il parco della civiltà contadina, il lungomare. Alcuni di questi interventi sono legati a fondi PNRR, che impongono scadenze rigide e non ammettono ritardi. Il rischio di perdere finanziamenti non è un dettaglio tecnico, ma una preoccupazione concreta.

Nel suo saluto alla città, Ranuccio ha rilanciato la sfida politica: la volontà di mantenere il proprio gruppo alla guida di Palmi e di proseguire il progetto amministrativo avviato in questi anni. Ha evocato un passato difficile, avvertendo del rischio che possa ripresentarsi sotto nuove forme, con nuovi protagonisti pronti a interpretare il ruolo del “Robin Hood” politico.

È una narrazione che parla al suo elettorato, ma che omette un dato ormai evidente: negli ultimi anni sono emerse nuove forze, nuove sensibilità, nuovi gruppi civici che hanno iniziato a ritagliarsi spazio e credibilità. Il panorama politico palmese non è più quello del 2017, né quello del 2022.

La prossima campagna elettorale sarà inevitabilmente vivace. L’era Ranuccio ha lasciato un’impronta profonda, ma anche un campo politico più articolato, meno prevedibile. La speranza è che il confronto si giochi sulle proposte, sulle visioni di città, sui programmi concreti, e non sulle polemiche social che troppo spesso hanno avvelenato il dibattito pubblico.

Palmi entra in una fase nuova. Il giudizio sul passato è importante, ma ancora più importante sarà la capacità di immaginare il futuro.

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