Nonostante il freddo pungente, la sera del primo giorno dell’anno, si è svolta a Polistena la tradizionale Marcia della Pace di Capodanno, organizzata dall’Associazione Il Samaritano e dalla Parrocchia Santa Marina Vergine – Duomo di Polistena, alla presenza del nostro vescovo, Mons. Giuseppe Alberti, e di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e fondatore del gruppo Abele. Tante le adesioni alla Marcia di realtà associative e di Istituzioni. Moltissime le presenze: intere famiglie, tantissimi giovani e ben dieci Sindaci del comprensorio in fascia tricolore. Il primo momento si è svolto in Duomo, con la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal Vescovo Alberti, per invocare il dono della Pace. In apertura, il saluto di don Pino Demasi. Da lui l’invito a non rassegnarci alla logica della violenza, della corsa agli armamenti, della guerra, della contrapposizione come unico linguaggio possibile tra i popoli, tra le comunità, persino tra le persone. E poi l’invito in una terra ferita da diritti negati, quale la Piana di Gioia Tauro, alla lotta nonviolenta per la dignità delle persone, per la giustizia, per la legalità per il futuro dei nostri figli- “ La marcia- ha affermato don Pino – vuole essere un segno pubblico e profetico: diciamo no al silenzio complice e sì alla responsabilità civile ed ecclesiale. Camminiamo per affermare che la pace è possibile solo dove i diritti vengono riconosciuti e custoditi, e dove ciascuno si fa parte attiva del cambiamento”. Nel corso dell’omelia, il Vescovo della Diocesi, Mons. Giuseppe Alberti, citando il discorso di fine anno del Presidente Mattarella, ha voluto sottolineare il fatto che innanzitutto la pace, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Ed il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. In tal senso Il Vescovo ha chiesto ad ognuno di essere laborioso artigiano di pace e sentinella nella notte che ancora stiamo vivendo e ad ogni comunità ha chiesto di diventare una casa della Pace per poter costruire insieme una Chiesa che sia palestra di pace. Tre in merito le indicazioni specifiche del Vescovo. Anzitutto fare nostra la strategia di Maria, è una donna che sa mettere insieme i vari pezzi (sunballousa), cioè quello che ha vissuto lei, le situazioni esterne, gli avvenimenti che stanno capitando. E’ l’invito a tornare a una preghiera meditata, pacata, profonda, facendo nostri gli occhi di Dio per interpretare la vita e rispondere alla sua chiamata di pace e di riconciliazione dentro e fuori di noi. La seconda indicazione è vivere da figli di Dio “Questa autoconsapevolezza di essere ‘figli nel Figliò, adottati da Dio sin dal nostro Battesimo, è, per il Vescovo, di una portata rivoluzionaria: abbiamo una relazione profondissima con il Padre, ne portiamo l’immagine, siamo la sua eredità, portiamo avanti la sua opera che trova la sua forma più compiuta precisamente nella pace, lo shalom, espressione massima e complessiva dei doni di Dio per il mondo e sogno divino per l’umanità tutta. Non a caso nelle Beatitudini si dice: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). Un modo formidabile per vivere da ‘figli di Dio’ è essere ogni giorno laboriosi e perseveranti artigiani di pace”.
“La terza indicazione – ha affermato il Vescovo – ci fa tornare alla benedizione iniziale del libro dei Numeri: “Ti benedica il Signore e ti custodisca, faccia risplendere per te il suo volto e ti conceda pace” (cfr. Nm 6, 24-26). In realtà, pur essendo al singolare, non è una benedizione individuale, ma collettiva, è rivolta a tutto il popolo. Solo nell’insieme c’è vera benedizione, solo nell’apertura agli altri c’è vera pace, solo in una esperienza comunitaria c’è Dio, solo nella vera carità il Signore si manifesta in mezzo a noi e viene testimoniato nel mondo di oggi. Allora quest’anno sogniamo e costruiamo insieme una Chiesa palestra di pace”
La marcia per le strade della città – ha continuato il Vescovo – si inserisce dentro questa prospettiva non esteriore, da palcoscenico, ma che parte da dentro, dalla mente e dal cuore, per ‘testimoniare la nostra voglia di pace’ come dice la locandina della marcia stessa. Da quello che abbiamo condiviso in questa piccola riflessione, ‘la voglia di pace’ non può ridursi a semplice desiderio o generica aspirazione, bensì diventare una scelta decisa, di parola e di vita, per costruire insieme la ‘casa della pace’. La pace sia con voi! Ecco il mio augurio: siate operatori e operatrici di pace, che ancora resistono come sentinelle nella notte”.
Subito dopo la Messa, la Marcia per le vie principali della città. La conclusione in piazza della Repubblica con la testimonianza di don Luigi Ciotti, instancabile messaggero di pace e di speranza. Libertà, speranza, pace, solidarietà, verità e giustizia: queste le parole cardine della riflessione di don Luigi che ha chiesto a tutti uno scatto in più, un sussulto delle coscienze, per essere presenti nelle periferie geografiche ed esistenziali.
“L’80 per cento della popolazione mondiale vive tra fame, violenza e disagio, mentre il 20% prende tutto” la denuncia del prete fondatore dell’antimafia in Italia.
Non è disperazione il suo grido, ma invito all’impegno, alla “solidarietà da vivere come la forma politica dell’amore” assediando le Istituzioni, “riarmando” la diplomazia, trasformando la violenza e la manipolazione delle parole, in quanto la libertà è un bene di tutti, è un bisogno di tutti, ed è da sempre il motore più potente della storia. Don Ciotti ha concluso il suo discorso invitando i presenti ad essere “eretici” ovvero di essere capaci, come vuole l’etimologia della parola, di scegliere da che parte stare, cioè dalla parte della verità, della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.



