Certo non è The Man Who Walks Through Walls di Blek le Rat, nè si può dire che decora nello stile Street art l’impronta nera comparsa su qualche muro laureanese in questi giorni, forse frutto di qualche soffocato grido di aiuto notturno, nella necessità dittatoriale avvertita da qualche nostalgico, forse sprovveduto di storia, nemmeno tanta antica, né delle complicazioni penali che potrebbe avere imbrattare muri privati con stencil della silhouette di Mussolini.
Per carità, la situazione, a Laureana di Borrello, è grave, dopo i noti fatti dell’operazione Lex, ma forse non così drammatica.
Sì, ha fatto un salto indietro, Laureana di Borrello, forse colpevole anche la rassegnazione dei Laureanesi, oltre agli aspetti penali che la vicenda assume e ha assunto, con coinvolgimenti diretti, oltre pure agli aspetti amministrativi, ma forse quella della gente comune è la più rumorosa. Apatia.
Bisogna certamente ritornare a lavorare, con la giusta passione e il giusto entusiasmo, al servizio della propria comunità per amor proprio e non certo per interessi.
Abbandonando la nave, così come oggi si avverte, non si approda in nessun porto.
L’amministrazione commissariale per un lungo periodo, se non sollecitata, almeno da interesse legittimo, non potrà far altro che il minimo vitale che pian piano desertifica di contenuti e sarà troppo larga, alla fine, la frattura con la gente.
È questa forse la chiave di lettura di quello che oggi offre la nera silhouette alla cittadina laureanese.
Certo, essere di destra, politicamente parlando, comunque, nel rispetto della libertà di pensiero di ognuno, non si configura né come cosa buona né come cosa cattiva come, d’altronde, essere di sinistra implica la stessa libertà.
Ma, sicuramente, ci sono tanti modi di essere liberi, esserlo mentalmente, però, è forse quello più nobile.
È essere liberi sperare nell’evoluzione degli altri e del loro progredire.
La negazione di ciò è solo la propria proiezione a carnefice dell’altro che illude inesorabilmente alla propria onnipotenza, nemmeno in prima persona, ma come strumento nelle mani di altri.
Poter osservare il dominio e l’affrancarsi da ogni difficoltà e gioire per loro, sia che ci tocchi negli affetti sia, e particolarmente, se riguarda gli altri da noi, probabilmente gratifica e non certo mortifica.
Aspirare al bene e favorirlo, liberi da retaggi, senza invidie e malumori è essere liberi.
Inneggiare alla dittatura è un goffo tentativo di riscattarsi da un malcelato complesso di inferiorità e di impotenza attraverso il male, come unico mezzo di miserevole potere, seppur mentale, spesso di menti distorte.
Non di rado, purtroppo, si confonde la necessità del rispetto delle regole e del vivere civile, le defaillance del vivere democratico con la necessità della correzione non con il rispetto e l’applicazione della legge, ma con la repressione.
Quello che appare più grave, ad oggi, è che nessuno abbia dato un tocco di colore alla stampa a vernice sul muro di via 8 Marzo.
Salvatore Larocca





