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L’arte di Will Geiger “stuzzicata” da Palmi

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Dello Stretto di Messina si è abituati a leggere una narrazione che al mito intreccia il profilo
geostorico, che alle peculiarità morfologiche associa le tipicità naturalistiche e che, più di recente, al
dibattito politico sulla costruzione del ponte ricongiunge il rilancio economico dell’intera area.
Dello Stretto di Messina non è, però, forse mai stata diffusa una lettura psico-sociologica, che fa della
scenografia naturale il sito in cui collocare un racconto profondamente umano.
È la storia che il regista americano Will Geiger rappresenta nel suo ultimo film, “Spiaggia di vetro”.
Girato tra le sponde calabresi e siciliane dello Stretto, il lungometraggio è stato proiettato nell’Aula
Magna dell’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria, come evento di apertura della
manifestazione “Due Sponde, Mille Racconti”, promossa nell’ambito dell’omonimo progetto
“CEPELL” (realizzato dall’Associazione ADEXO APS con il finanziamento del Centro per il libro e la
lettura – Progetti Nazionali Ad Alta Voce) e organizzata proprio dall’ABA di Reggio Calabria, in
collaborazione con il Festival GAIA. Il programma della manifestazione, che si concluderà il 19
ottobre, prevede incontri, mostre, proiezione e discussione su opere cinematografiche, workshop
dedicati alle nuove tecnologie dell’arte, della comunicazione, della grafica e della didattica.
L’evento si è sviluppato in due momenti: il primo di presentazione del progetto e il secondo dedicato
interamente alla visione del film.
Ha introdotto la prima parte David Murolo, storico del cinema e coordinatore della manifestazione, che
nel suo intervento ha evidenziato come attraverso l’arte si possa conoscere e approfondire l’immenso
patrimonio che l’area mediterranea e, in particolare, lo Stretto con i suoi molti miti custodiscono,
contribuendo, anche attraverso progetti come quello in atto, a scoprire l’identità del Mediterraneo.
È seguito il saluto del Presidente dell’Accademia delle Belle Arti, Avv. Giuseppe Stracuzza, il quale si
è dichiarato molto compiaciuto per la nutrita presenza di pubblico e non solo di studenti
dell’Accademia, segno che la manifestazione ha trovato corrispondenza nella sensibilità e
nell’interesse dei partecipanti.
E ha raccontato Stracuzza del suo incontro con Will Geiger; un incontro casuale sul lungomare di
Cannitello, dove il regista ha soggiornato durante le riprese, evidenziandone la grande umanità e la
semplicità con cui, nonostante la sua fama internazionale (fra i suoi film, ricordiamo “Elvis e
Annabelle”, “Free Willy – La grande fuga”), si interfacciava con persone comuni. Successivamente,
l’Avv. Stracuzza ha puntato l’attenzione sulla bellezza dei luoghi delle nostre coste, autentici “luoghi
dell’anima”, che appartengono a chi vi è nato, ma sanno conquistare anche chi, come Geiger, ne viene
a contatto nella fase adulta della vita. Sulla forza terapeutica dell’arte, che si fa vettore di diffusione
delle bellezze naturalistiche, il Presidente Stracuzza punta la sua azione, anticipando la sottoscrizione
di un protocollo d’intesa con l’ASP di Reggio Calabria, che possa, attraverso iniziative congiunte,
trasmettere il messaggio dell’arte come cura.
Katia Colica, drammaturga teatrale e direttrice artistica di ADEXO, nell’intervento che ha concluso la
sezione introduttiva, ha illustrato le connessioni e le suggestioni che s’intrecciano fra narrazione, miti e
Stretto. È affascinata dallo Stretto, Katia Colica, descrivendolo più che come luogo solo fisico e
geografico, quasi come un’entità mitologica; “un luogo faticoso”, aggiunge, con il suo alternarsi di
correnti, che rendono faticosa la navigazione, come faticosa è la vita. Stupisce la domanda con cui si
congeda: “Lo Stretto nasce mito o è il mito che diventa Stretto?”, lasciando il pubblico libero di fornire
le proprie personali risposte.

Il regista Will Geiger, introducendo la proiezione del film in un italiano fluente, ha condiviso un suo
ricordo, quasi una profezia del suo futuro legame con lo Stretto di Messina. Era ragazzino Will,
quando, durante un compito assegnato alla classe da uno dei suoi professori, fece ruotare in modo
casuale il mappamondo, fermandolo con il dito proprio in corrispondenza di Messina, città su cui poi
avrebbe dovuto scrivere un report. Decenni dopo, avendo visto personalmente quei luoghi ed esserne
rimasto affascinato, tra le sponde dello Stretto scrive la sceneggiatura di “Spiaggia di vetro”.
Un lavoro di scrittura lungo, complesso e accurato, durato ben tre anni, che attribuisce al film un
impianto solido e approfondito, soprattutto nella definizione dei personaggi.
La storia di “Spiaggia di vetro” potrebbe essere paragonata a quella con cui iniziano le
rappresentazioni del teatro greco: una vicenda umana che si sviluppa a causa di un evento drammatico,
che potrebbe capitare a chiunque.
La forza della trama risiede in questo percorso narrativo, che cresce di pari passo con lo scavo
psicologico condotto sui personaggi: i dialoghi sono essenziali, compensati da moltissime e bellissime
inquadrature, da intensi primi piani, da dettagli sugli sguardi e sulle mani di attori e attrici.
E poi il mare e la luce dello Stretto, che esplodono in tutta la loro incontenibile e commovente
bellezza, accompagnando ogni tratto della personalità dei personaggi e rappresentando una
quotidianità, quella dei pescatori che popolano le due sponde, fatta di sacrificio, di rinunce, di pazienza
e di audacia.
È una storia contemporanea, che raffigura l’integrazione non come obiettivo da raggiungere, ma come
un dato acquisito: Binta e il figlio Moussa, stranieri di origine africana, pur vivendo in condizioni umili
e modeste nella casa sulla spiaggia del padre del protagonista Salvo, non sono affatto degli emarginati,
ma sono proiettati verso l’emancipazione e la conquista del proprio ruolo sociale. In questo, la
condizione di melting pot della società statunitense da cui proviene Geiger fa la differenza e la
sensibilità del regista lancia il messaggio che l’emarginazione può anche non dipendere da fattori
ambientali, ma provenire da un mondo interiore, fatto di reazioni errate a ciò che accade.
Si può scegliere di isolarsi e di opporsi alle vicende alterne della vita, ma inutilmente si sarà risucchiati
da un vortice autodistruttivo.
O si può scegliere di accettare le conseguenze di ciò che è stato, come un fatto ineliminabile, lasciando
che il tempo smussi le cuspidi che feriscono, attendendo che giunga l’ora della quiete interiore.
Come il mare, che stonda i frammenti dei vetri rotti, restituendoli addolciti e opachi sulla spiaggia …
una “Spiaggia di vetro”, su cui è ancora possibile riprendere a camminare.
La proiezione si è conclusa fra gli applausi e i complimenti al regista da parte del pubblico.
È seguito anche un intenso dibattito, attraverso cui i presenti hanno condiviso le emozioni suscitate dal
film e, soprattutto, dalla splendida rappresentazione dei luoghi dello Stretto, quelli che, come diceva lo
scrittore palmese Leonida Repaci, “appartengono alla geografia dell’anima”.
Molto soddisfatto si è detto, conclusivamente, il Presidente Stracuzza, auspicando un prosieguo di
simili iniziative “magari anche a Palmi”, ha ipotizzato, vista la presenza fra gli ospiti dell’Assessore
alla Cultura della Città di Palmi, Avv. Carmelo Ciappina.
Un’ipotesi che si spera possa tradursi in azione concreta, rinforzando la posizione della città pianigiana
nel circuito dei grandi eventi culturali della Regione.