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“L’Archeologia come azione politica”: al MaRC un dibattito pubblico

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Gli studi storici e archeologici possono essere determinanti per conoscere meglio il presente: ma cosa avviene quando il passato viene studiato sotto la luce fioca di metodi superati, magari influenzati da sistemi di pensiero patriarcali o capitalistici?

Esistono da decenni evoluzioni del metodo, grazie anche alla nascita di discipline come l’archeologia marxista e l’archeologia di genere: entrambe conferiscono dignità a esseri umani che nella Storia che conta, non sono mai apparsi.

I riflettori su questi soggetti quasi inghiottiti dall’oblio, saranno puntati sabato 28 gennaio
2023 alle 17 al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per l’evento “Archeologia
come azione politica – Ai margini della società”. Il convegno, che si aggiunge ad altri della serie “Incontri al MArRC”, è promosso dal referente dell’Associazione Famiglia Ventura, Francesco Ventura, e prevede, dopo i saluti istituzionali di Carmelo Malacrino, Direttore del
Museo, gli interventi di due giovani archeologhe che approfondiranno i metodi innovativi già
citati: Giovanna Francesca Spatola, e la palmese Valentina Nastasi.
Entrambe racconteranno un passato diverso da quello che abbiamo sempre conosciuto: Valentina Nastasi, studentessa dell’Università di Firenze, si occuperà di “Contestare il passato”, gettando una “nuova luce sul medioevo italiano” tramite i riflettori dell’archeologia di genere.

Verrà approfondito il ruolo della donna nei secoli medievali, scoprendo alcune figure di donne imprenditrici, o guerriere, che l’archeologia tradizionale aveva ingiustamente relegato a posizioni di satellite gravitante attorno al pianeta – uomo. Tuttavia è innegabile che fossero ancora tempi duri per le donne, che annaspavano faticosamente in ogni aspetto della vita, dall’alimentazione (diversificata da quella degli uomini), ai ruoli di rilievo in società spesso taciuti.
Poco si sa anche, per l’archeologa di Palmi, dell’esistenza di un terzo genere oltre a quello maschile e femminile, o delle persone di un sesso che assumevano le caratteristiche di un altro.

Giovanna Francesca Spatola, archeologa dell’UniSalento, si occuperà di guardare al periodo
protostorico secondo la visione marxista: si scoprirà una sorprendente società matriarcale, con forme di uguaglianza di genere.

A livello economico, vi era una sorta di comunismo primitivo,
difatti i mezzi di produzione, erano collettivi. È una storia, che, vivificata da questi nuovi studi, appare plus large, plus humaine.

Un’archeologia inclusiva, che ha spinto Francesco Ventura ad “assecondare la curiosità verso
argomenti che non si conoscono”. Una sete di sapere che ha coinvolto anche il Museo, verso i cui dirigenti Ventura ha mostrato ampia gratitudine, plaudendo infine allo sviluppo di questi moderni studi: «In ambito internazionale l’archeologia di genere sta ottenendo sempre un maggiore interesse accademico, a cui però percepiamo una carenza nella divulgazione al grande pubblico e su cui vogliamo contribuire animando il dibattito culturale su questo tema».

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