Un’escalation di violenza brutale, sistematica e senza freni, consumata tra le mura
domestiche e nelle relazioni extraconiugali, è stata stroncata dall’intervento dei Carabinieri
della Stazione di San Ferdinando, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare
in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura della
Repubblica diretta dal dott. Emanuele Crescenti, nei confronti di un uomo del posto,
gravemente indiziato di maltrattamenti in famiglia aggravati e continuati.
Un uomo che, secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, avrebbe trasformato la
propria quotidianità in un incubo per due donne: la moglie, costretta a subire violenze
anche davanti ai quattro figli minori, e la compagna extraconiugale, anch’essa vittima di
aggressioni, minacce e umiliazioni. Due relazioni diverse, unite da un unico filo conduttore:
la sopraffazione.
L’indagine – particolarmente complessa e delicata – non nasce da una denuncia, mai
presentata a causa della paura e della totale soggezione delle vittime, ma dall’intuito
investigativo dei Carabinieri. A far scattare il campanello d’allarme sono stati ripetuti
accessi sospetti ai Pronto Soccorso degli ospedali di Gioia Tauro e Polistena da parte dei
figli minori: ferite e traumi liquidati come banali incidenti domestici o stradali, mai riscontrati
nei sistemi operativi delle Forze dell’Ordine.
Un’anomalia troppo evidente per essere ignorata. Da lì, l’avvio immediato di un’articolata
attività investigativa, supportata da intercettazioni ambientali e telefoniche, che ha
squarciato il velo su una realtà fatta di botte, minacce e terrore.
Le immagini che emergono dalle risultanze investigative sono drammatiche. La moglie
sarebbe stata ripetutamente percossa, colpita anche con un braccio ingessato, strattonata,
trascinata e sbattuta contro i muri, spesso sotto gli occhi dei figli, a loro volta terrorizzati e
minacciati. In un episodio di inaudita violenza, l’uomo avrebbe tentato di soffocarla nel
sonno premendole un cuscino sul volto, mentre le aggressioni erano accompagnate da
insulti e minacce di morte, fino a evocare – in confidenze a familiari – la volontà di
“sfilettarla”, espressione che richiama scenari di estrema gravità.
Ma la furia non si fermava lì. La stessa violenza si abbatteva anche sulla compagna
extraconiugale, sottoposta a un controllo ossessivo e a ripetute aggressioni fisiche, una
delle quali le avrebbe provocato la rottura del labbro, con l’imposizione di non ricorrere a
cure mediche. Anche per lei, un quotidiano fatto di insulti, vessazioni e minacce.
Un doppio fronte di violenza che evidenzia una personalità capace di esercitare la
medesima brutalità in ogni contesto relazionale, alimentata – secondo gli inquirenti – da un
marcato spessore criminale, tale da generare un clima di paura e silenzio assoluto attorno
alle vittime.
L’operazione rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto sia decisiva l’iniziativa
d’ufficio e la capacità investigativa dell’Arma dei Carabinieri nel far emergere e
interrompere situazioni di violenza di genere sommerse, soprattutto in contesti dove la
paura e il condizionamento rendono impossibile ogni richiesta di aiuto.
Si ricorda chela persona sottoposta a indagini è da considerarsi non colpevole fino a
eventuale condanna definitiva.





