La casa del lago

Un racconto di Annamaria Calderazzo

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Sembrava disabitata, fredda, ma soleggiata. Era ormai troppo tempo che nessuno osava affacciarsi dalla balconata che sporgeva sul lago. Dall’ingresso, di un verdastro sbiadito, si innalzavano arbusti fioriti: unico elemento vitale di quella casa.

Eppure, un tempo, si riunivano per dar vita a festini o caffè dinanzi  ad un libro o ad un quadro ed immersi in quella coinvolgente atmosfera, vi rimanevano per ore. Si raccontava che al suo interno vi era un uomo, facoltoso e di bell’aspetto, che dipingeva giovani e belle ragazze. In molte perdevano la testa per lui.

In particolare, una di quelle posava nuda. E il giorno dopo, immancabilmente, se ne ammirava il dipinto, poggiato in una delle pareti della terrazza, come a voler farsi baciare dal sole. Era un rituale che conoscevano in molti.

Ma su di lei, giravano voci non belle. Insegnante di italiano, di scuola elementare, quindi donna che esercitava il suo magistero dinanzi a  bambini, non poteva posare nuda e frequentare quella abitazione. Ciò dava scandalo!

L’ uomo si chiamava Carlos. Di origini spagnole, girava per l’Europa, esibendo le sue opere e manoscritti negli  ambienti  più colti e raffinati  dell’epoca.  Trasferitosi per un lungo periodo della sua vita sul lago, aveva instaurato una ambigua amicizia con la donna. 

Schivo e disordinato, cercava forse un po’ di dolcezza nella giovane maestra? Chissà…

Venne il tempo in cui l’uomo dovette lasciare quella casa e si racconta  che la giovane donna, per molti mesi, si ritirò a vita privata nel monastero delle Suore Clarisse, lassù, tra le montagne. Dopo alcuni mesi, fu vista in paese con un bimbo che teneva per mano.

Nessuno fece più ritorno in quella casa.

Ma di recente portarono via  numerose opere, tra cui un quadro raffigurante una donna con in grembo un bambino.

Forse immaginava che un giorno sarebbe stato recapitato alla dolce maestra. Lui, che nella sua riservatezza, decise di non svelare la sua paternità se non attraverso quel quadro.