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Il ministro Paola Severino a Palmi per intitolare l’aula bunker al giudice Scopelliti

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Creazzo, Scopelliti, Arena, Severino, Finocchiaro, Visconti, Napoli

PALMI – Se quattro parole possono bastare per riportare in vita la memoria di un servitore dello Stato, morto perché barbaramente assassinato in una calda serata d’estate, mentre rientrava a casa dopo una giornata al mare, allora la targa in legno svelata questa mattina nell’aula di Corte d’Assise del Tribunale di Palmi dal ministro della giustizia Paola Severino rappresenta un segno vivo della memoria che riemerge.

Da oggi quell’aula ha un nome, “Aula Antonino Scopelliti Magistrato”. Era doveroso ricordare il giudice «solo», morto solo, senza la sua scorta, sulla cui morte non è ancora stata fatta luce.

La cerimonia di intitolazione dell’aula ad Antonino Scopelliti è nata da una proposta del procuratore capo della Repubblica di Palmi Giuseppe Creazzo, che ha creduto molto nell’importanza di questo gesto, tanto da invitare il guardasigilli ad essere presente in un momento così pregno di significato.

Un momento che la Calabria aspettava, perché in nome di Antonino Scopelliti fino ad oggi esisteva solo qualche via ma non un’aula di Tribunale, la sua seconda casa.

Memoria ed oblio, giustizia e verità quest’oggi hanno viaggiato di pari passo, parole ripetute più volte dai relatori che non hanno rinunciato alla loro presenza.

Tante le personalità presenti, citarle tutte sarebbe impossibile: Piero Grasso, procuratore generale antimafia; Luca Palamara, presidente dell’Anm; Salvatore Di Landro, procuratore capo di Reggio Calabria; i procuratori Giuseppe Creazzo, Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Vincenzo Lombardo; il presidente del Tribunale di Palmi Maria Grazia Arena; il presidente presso la Corte d’Appello di Reggio Bruno Finocchiaro; il segretario del Csm Carlo Visconti; gli onorevoli Angela Napoli, Maria Grazia Laganà, Doris Lomoro; Aurelio Misiti; Franco Laratta; Mario Tassone; Elio Belcastro;  Marco Minniti; il governatore dell Calabria Giuseppe Scopelliti; il presidente del coniglio regionale Francesco Talarico; il presidente della provincia Giuseppe Raffa; il commissario prefettizio Antonia Bellomo; il comandante della Legione Carabinieri Calabria, generale Adelmo Lusi; il colonnello Pasquale Angelosanto; il prefetto di Reggio Lugi Varratta; il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palmi Francesco Napoli; i presidenti Aiga di Palmi e Reggio Calabria.

Paola Severino (Ministro della giustizia) – «E’ soprattutto per le generazioni più giovani che abbiamo il dovere di coltivare la memoria, è ai giovani che noi cediamo il testimone per una società più giusta. Palmi non è una sede periferica; è il centro nel quale si sono celebrati e si stanno celebrando processi importanti contro potenti cosche. E’ purtroppo difficile combattere la criminalità in terre dove essa è radicata negli ambienti familiari. Con l’iniziativa di oggi si è scelto di portare a casa la memoria di un magistrato vittima della sua terra. Oggi possiamo dire di aver risarcito in parte la famiglia, scusandoci davanti al torto dell’oblio. Scopelliti era un giudice tanto sconosciuto ai più quanto conosciuto ai colleghi, ed era ben conosciuto dai suoi assassini. Oggi da qui deve partire l’invito a coltivare insieme il vizio della memoria, perché lo Stato deve preservare chi svolge ruoli delicati, come quello degli inquirenti e dei giudici. La sobrietà dei familiari è segno tangibile della validità dei valori su cui Scopelliti ha basato la sua professione e su cui ha costruito la sua famiglia».

Maria Grazia Arena (Presidente del Tribunale di Palmi) – «Esprimo il massimo apprezzamento per questa iniziativa, che è segno tangibile della volontà di perpetrare la memoria di un magistrato barbaramente ucciso, e che deve essere da impulso per affermare le regole democratiche che servono per superare i valori dell’illegalità. Il merito più grande che la famiglia ha avuto, è stato quello di aver trasformato il dolore in un impegno sociale. La colpa più grande delle società di oggi è quella di dimenticare».

Giuseppe Creazzo (Procuratore capo della Repubblica di Palmi) – «Antonino Scopelliti era un uomo che si ostinava a vivere in modo normale in una terra, la sua, che alla fine lo ha tradito. E lo ha tradito uccidendolo e dimenticandolo. Nessun popolo meglio dei calabresi, sa effettuare opera di rimozione; i calabresi non temono rivali nell’esercizio dell’oblio e della rimozione. Oggi è necessaria un’inversione di tendenza, per scuotere le memorie di tutti».

Salvatore Di Landro (Procuratore capo di Reggio Calabria) – «Intitolare l’aula ad Antonino Scopelliti è un segnale volto a rendere omaggio ad un puro eroe del nostro tempo, un magistrato che ha svolto la sua missione con fermezza, consapevole dei rischi che correva. In Calabria il potere criminale è forte, piega i cittadini rendendoli succubi e privi della volontà di determinarsi. Antonino Scopelliti non è morto del tutto se il suo anelito di giustizia si trasforma in impegno per questa terra».

Luca Palamara (Presidente dell’Associazione nazionale magistrati) – «Quando parlo ai magistrati ed agli avvocati, non posso non citare quel bisogno di “affermazione della legalità”, tanto cara al giudice Scopelliti. Il nostro compito è questo, affermare il valore della legalità, specialmente in una terra come questa, dove c’è sempre più bisogno di giudici coraggiosi».

Rosanna Scopelliti (Figlia del magistrato assassinato) – «E’ significativo il segnale che Palmi sta dando, ai calabresi ed all’Italia tutta, intitolando alla memoria di mio padre un’aula simbolo della giustizia. Oggi si parla di ‘ndrangheta, ma non di mio padre, non di quel “patto di sangue” tra cosa nostra e ‘ndrangheta che ha ucciso mio padre. E mentre nel versante siciliano molto è stato fatto per portare alla luce ciò che c’era dietro la morte dei giudici Falcone e Borsellino, in Calabria il delitto che ha visto protagonista mio padre è stato sepolto sotto quintali di polvere ed omertà. La toga che mio padre indossava era la sua seconda pelle, ce l’aveva cucita addosso. Lui diceva sempre che dietro ogni criminale c’è un uomo che ha sbagliato. Mio padre non era un eroe e sono sicura che non avrebbe accettato questa definizione, come non l’accetterò io fino a quando non saranno rese verità e giustizia sulla sua morte».

 

Viviana Minasi