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Il Comitato per la salute alla presidente Meloni: “Il Governo pensi ad un decreto Salva-Calabria”

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Un silenzio significativo e carico di pathos ha accompagnato la fiaccolata promossa dal Comitato a tutela della salute per reclamare, ancora una volta, un diritto negato che cittadini, associazioni e chiesa hanno voluto recriminare fortemente ai vertici dell’Asp, a quelli della Regione, Occhiuto in testa ma stavolta investendo del problema anche la presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni destinataria di una corposa missiva nella quale si chiede, con estrema immediatezza, la fine del tragico commissariamento della sanità calabrese perdurante ormai da oltre 15 anni.

«Siamo ancora qui a sensibilizzare la gente sulla situazione geopolitica che stiamo vivendo – ha esordito Marisa Valensise, portavoce del Comitato – perché le ultime dichiarazioni di Trump sulla presenza in Calabria dei medici cubani non ci hanno fatto stare tranquilli perché la nostra sanità si regge anche sulle spalle dei 400 medici cubani distribuiti sul territorio regionale. Se venissero a mancare sarebbe la fine in quanto i “miglioramenti” ottenuti dal presidente-commissario Occhiuto non sono, di fatto, percepiti dai cittadini atteso che le strutture sono sempre in affanno. Noi chiediamo oggi l’uscita dal piano di rientro direttamente a Giorgia Meloni, al presidente della Repubblica ed al Ministero della Salute: i cittadini non possono pagare da oltre 15 anni colpe che non hanno!». Alla manifestazione hanno preso parte anche una delegazione di sindaci pianigiani composta dai primi cittadini di Polistena (Michele Tripodi), Cinquefrondi (Michele Conia, anche in veste di delegato metropolitano alla sanità e presidente dell’Assemblea di Città degli Ulivi), Feroleto (Giuseppe Tranquilla), Maropati (Rocco Ciurleo), Melicucco (Francesco Nicolaci), Serrata (Angelo D’Angelis), Cittanova (Domenico Antico) e Giffone (Antonio Albanese) che hanno espresso preoccupazione per la situazione attuale. «La sanità pubblica è un diritto dei cittadini e come tale deve essere garantita. È, purtroppo, l’ennesima manifestazione a cui prendiamo parte perché fino ad oggi le risposte sono state insufficienti. Noi siamo qui per tenere alta l’attenzione e vivo l’interesse verso la sanità pubblica della Piana in generale ma soprattutto verso l’ospedale di Polistena che, ad oggi, è l’unica struttura che garantisce un minimo di servizi alla popolazione» ha riferito il sindaco Michele Tripodi. Preoccupazione condivisa anche dal primo cittadino di Cinquefrondi, e Consigliere metropolitano Michele Conia: «L’ennesima manifestazione, però, necessaria per chiedere un diritto che dovrebbe essere stra-sancito dalla Carta Costituzionale e che invece ci vede, ancora una volta, qui a sostenere il Comitato per chiedere strutture sanitarie, a cominciare dall’ospedale di Polistena, adeguate ai bisogni delle cure necessarie ai cittadini ma soprattutto per evitare il dramma delle emigrazioni sanitarie». Anche don Pino Demasi non ha fatto mancare il proprio supporto agli organizzatori sin dall’omelia della messa che ha preceduto il corteo, lanciando un appello alla partecipazione attiva per la difesa di un diritto, quello della salute, messo a repentaglio da un sistema che evidentemente non funziona. «Il diritto costituzionale alla salute in Calabria viene negato continuamente. Se il commissariamento avesse portato dei frutti noi saremmo qui oggi a dire grazie, invece ha peggiorato le cose nel modo più assoluto, quindi la ricetta non va e bisogna categoricamente cambiarla affinché il diritto alla cura e alla salute diventi un diritto e non un favore, senza chiedere elemosine a nessuno. Come chiesa siamo impegnati in prima linea ad annunciare un vangelo di liberazione: quando viene calpestata la dignità degli uomini non c’è liberazione e noi siamo al fianco di chi stenta a camminare per via di quelle troppe persone che ne rallentano il passo». Il corteo, diverse centinaia di persone, partito dal sagrato del duomo cittadino di Polistena si è snodato lungo le vie principali della città giungendo, infine, davanti al nosocomio Santa Maria degli Ungheresi dove hanno concluso gli interventi il vescovo, mons. Giuseppe Alberti e la stessa Marisa Valensise. «Ho voluto fortemente essere presente – ha spiegato Alberti – consapevole dell’importanza di questo evento. Il Comitato ha raccolto l’attenzione di tanti in maniera trasversale, un segno di forza, per rivolgerci a chi può decidere. I grandi cambiamenti partono dal basso, questa è la strada giusta. Dopo 15 anni sono maturati i tempi per fare massa critica al di là di ogni contrapposizione perché la sanità ci unisce tutti, dal nascere al morire. Qui c’è un sentimento di umanità condivisa che ci responsabilizza tutti: e tutti dobbiamo fare la propria parte. Anche come chiesa regionale ci stiamo muovendo unitariamente per il diritto alla salute, è una questione di giustizia e di umanità». La lettura del documento – che sarà portato all’attenzione della presidente Meloni da una delegazione composta da promotori del Comitato e da sindaci – ha così sintetizzato le richieste dei manifestanti: «Da oltre quindici anni – si legge – la Regione Calabria vive sotto il regime del piano di rientro sanitario, accompagnato da commissariamenti, poteri sostitutivi e stringenti vincoli contabili. Misure che avrebbero dovuto ristabilire l’equilibrio finanziario e migliorare l’efficienza del sistema. La realtà dimostra invece che tali strumenti non hanno prodotto i risultati attesi» aggiungendo, infine, che è necessario un intervento straordinario dello Stato con l’adozione di «un decreto straordinario SALVA CALABRIA che consenta l’immediata uscita dal piano di rientro sanitario attraverso una ristrutturazione strutturale del debito sanitario storico».