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Francesco Pesce giocava al superenalotto durante la latitanza

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cattura Francesco Pesce
cattura Francesco Pesce

ROSARNO – Inseguiva il sei al superenalotto, rinchiuso in un bunker costruito in un deposito giudiziale di auto nella periferia di Rosarno.

Le indagini hanno infatti accertato che nonostante la latitanza Francesco Pesce, arrestato nell’agosto del 2011, non rinunciasse alla sua passione per il gioco.

Nei giorni precedenti alla cattura il boss aveva consegnato al fratello e al figlio di Antonio Pronestì, titolare del deposito e arrestato insieme a Pesce con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato, alcune schedine in cui aveva segnato i numeri della sua data di nascita, quelli di sua figlia e il giorno e il mese della data di nascita di suo fratello.

Guardando le riprese delle telecamere di sorveglianza gli uomini del Ros si sono accorti che i Pronestì in più occasioni, uscendo dal rifugio avevano in mano le schedine da giocare.

La conferma che fossero loro a gestire la latitanza di Pesce è arrivata grazie alla comparazione tra le immagini delle telecamere, gli oggetti trovati all’interno del bunker e quelli rinvenuti su una Panda utilizzata dai Pronestì.

Alla luce di queste prove, a margine dell’operazione Califfo, la Dda di Reggio Calabria ha effettuato una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Francesco Salvatore Pronestì (41 anni) e Giuseppe Pronestì (21 anni).

Lucio Rodinò