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Dall’analisi del magistrato alla proposta politica: la voce di Schiavone e del suo gruppo

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Rosario Schiavone
Rosario Schiavone

Dall’intervento del dott. Musolino si apre una riflessione necessaria: lo Stato deve interrogarsi su sé stesso

L’intervento pubblico del dott. Musolino — per chiarezza, rigore e profondità — rappresenta un momento di grande valore istituzionale e civile. In poche ma precise parole, il magistrato ha aperto uno spazio di confronto nuovo, indicando senza ambiguità le contraddizioni di un sistema repressivo che spesso non produce giustizia, ma paralisi.

Parlando di “densità mafiosa”, della necessità di percorsi riabilitativi e dell’inefficacia degli scioglimenti ripetuti degli enti locali, Musolino ha sollevato un problema strutturale: gli apparati burocratici, troppo spesso lasciati intatti, rappresentano il vero nodo del problema.

Come capogruppo di “Alleanza Gioiese” e “Tradizione e Innovazione”, intendo raccogliere il valore di questo intervento come base per una riflessione pubblica e politica più ampia, necessaria e urgente.

Se è vero che lo Stato fallisce quando si manifesta solo con la repressione, allora non possiamo più ignorare gli effetti collaterali — a volte devastanti — di un giustizialismo cieco e disumanizzante. Quando la giustizia è mal dosata, diventa essa stessa un veleno per il tessuto sociale.

A pagarne il prezzo sono sempre gli stessi: imprenditori coraggiosi, cittadini onesti, funzionari retti, professionisti che scelgono di restare e investire nel proprio territorio. Nomi come Maria D’Agostino e Annunziata che sono solo gli ultimi in ordine di tempo, non possono essere dimenticati: simboli di una resistenza vera, eroica, spesso ostacolata non solo dalla criminalità, ma da una macchina statale che agisce per automatismi e sospetti.

È doveroso chiedersi:
Quante vite spezzate da provvedimenti cautelari infondati? Quanti danni morali ed economici mai risarciti davvero? Quanti sogni cancellati dalla lentezza, dalla rigidità o dall’abuso degli strumenti dello Stato?

E infine: perché, se il fenomeno mafioso è diffuso su tutto il territorio nazionale, la ’ndrangheta continua ad avere “domicilio fisso” in Calabria? È tempo di superare la narrazione comoda e autoassolutoria che confina il male in un luogo, per evitare di riconoscerlo altrove.

Serve un nuovo patto di civiltà giuridica e politica. Un patto che metta al centro la persona, la legalità compiuta, la fiducia reciproca. Che sappia distinguere, valutare, costruire. Che restituisca allo Stato il suo volto umano e costituzionale.

Ringrazio il dott. Musolino per aver, con sobrietà e verità, aperto uno spazio di pensiero e responsabilità. Sta a noi, rappresentanti politici e cittadini, raccogliere questo segnale e trasformarlo in proposta.

Rosario Schiavone
Capogruppo
“Alleanza Gioiese” e “Tradizione e Innovazione