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Consulente della Procura e amico dei boss, in manette un palmese

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Roberto Crocitta

PALMI –  Le sue responsabilità emergono già l’undici giugno del 2010: Roberto Crocitta, consulente palmese di diverse Procure, addetto alla trascrizione delle intercettazioni, era stato additato dagli inquirenti come una sorta di talpa.

I boss si sarebbero rivolti a lui, pagandolo, affinché stravolgesse o omettesse il contenuto delle intercettazioni sia ambientali che telefoniche, parte fondamentale in una fase di indagine. E secondo l’accusa, lui si sarebbe prestato al gioco.

Gioco che è terminato questa mattina all’alba, quando gli agenti del commissariato di Palmi lo hanno prelevato da casa sua, dichiarandolo in stato d’arresto, eseguendo così l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip della Dda di Reggio Calabria Vincenzo Pedone, su richiesta del procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta e del sostituto procuratore Giovanni Musarò. Già dai tempi dell’indagine sfociata nell’operazione “Cosa mia”, che ha portato all’arresto di diversi sodali della famiglia Gallico di Palmi, era stato possibile accertare le responsabilità del consulente Roberto Crocitta.

Dall’attività di indagine è emerso, in modo incontestabile, che Roberto Crocitta, nella qualità di consulente di parte, avrebbe posto la sua qualificata esperienza «a disposizione della ‘ndrangheta», redigendo sistematicamente consulenze false al chiaro fine di aiutare il “mafioso di turno” e l’organizzazione nel suo complesso, ad eludere le investigazioni in corso.

Proprio l’esperienza maturata in tanti anni ha insegnato a Crocitta che spesso alcuni passaggi delle conversazioni tra presenti registrate potevano non essere particolarmente chiari, per molteplici ragioni (cattiva qualità della microspia, cautele adottate dai conversanti, rumori di fondo, etc.) e, pertanto, potevano offrire lo spazio a trascrizioni aventi un contenuto diverso rispetto a quelle eseguite dagli organi inquirenti.

Il modus operandi utilizzato da Roberto Crocitta era particolarmente raffinato ed iniziava con la “scelta” dei passaggi della conversazione che potevano concedere qualche spazio ad una diversa valutazione, individuando successivamente, all’interno di quei passaggi, “le battute-chiave” dei dialoganti che danneggiavano, in modo particolare, la posizione dell’indagato che risultava essere, in tutti i casi, il soggetto che aveva conferito l’incarico.

A quel punto il consulente operava una trascrizione diversa facendo affidamento sul fatto che, se in futuro ne fosse stata dimostrata la falsità, si sarebbe potuto giustificare che si trattava di “valutazioni”, essendo ben difficile provare che il consulente avesse trascritto dolosamente il falso.

Le indagini svolte, pertanto, nel delicatissimo contesto di processi di mafia nei quali le intercettazioni telefoniche e, soprattutto, ambientali costituiscono da tempo uno dei principali strumenti investigativi hanno permesso di documentare che per la ‘ndrangheta aveva assunto notevole importanza il poter fare affidamento su un soggetto di riconosciuta competenza e accreditato all’interno del Tribunale di Palmi, quale Roberto Crocitta, il quale per poche centinaia di euro era disposto a redigere relazioni di consulenza nelle quali attestare falsamente che la trascrizione della polizia giudiziaria era inesatta.

Tutto ciò è provato dall’analisi delle consulenze effettuate da Roberto Crocitta in un arco temporale di circa cinque mesi e redatte nell’interesse di soggetti appartenenti a tre fra le più temibili cosche dell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante nel mandamento tirrenico: i Gallico (consulenza redatta nell’interesse dell’indagato Antonio Dinaro), i Pesce (consulenza redatta nell’interesse dell’indagato Francesco Pesce, cl. 87) ed i Bellocco (consulenza redatta nell’interesse dell’indagato Domenico Bellocco, cl. 87).