Al netto di Rinascita che ha già provveduto per tempo, nella girandola di ipotesi per la formazione delle liste concorrenti, in vista delle amministrative del prossimo maggio, le uniche attuali certezze in ambito cittadino portano il nome di caos & caso. E non si tratta di un voluto gioco di parole quanto più della evidente titubanza, che rischia di sfociare nella più clamorosa inconcludenza delle forze politiche “alternative” – siano esse di area centrodestra che centrosinistra – incanalata nell’impossibilità (rectius, incapacità) di concretizzare una proposta antagonista all’attuale governance a trazione Michele Conia che, oramai da dieci anni e con lo sguardo rivolto ad ulteriori cinque, detta i tempi della politica cinquefrondese.
Un caos figlio della congestione intrapartitica che ha generato una pluralità di potenziali candidati a sindaco senza però poter contare su uno zoccolo duro elettorale orfano di riferimenti certi. In altre parole, finora sono state proiettate sulla scena politica cittadina le ombre di tanti sindaci in pectore (Anselmo Scappatura, Marco Cascarano, Giuseppe Bellocco, Raffaele Condoluci, Maria Lucia Alì ed Enrico Albanese Marvasi) senza però il supporto concreto di un “esercito elettorale” che potesse sostenerne programmi e visioni. Fin qui una debacle figlia dei veti contrapposti nel distretto del centrodestra (FdI, Lega e Forza Italia) ma anche della sinistra (PD o ciò che ne resta) che paga il suo perenne ventre molle che assorbe come una spugna la sete di protagonismo smodato di alcuni rappresentanti, più votati ad accordi di resistenza e visibilità sempre più rarefatta, che al concreto e necessario rinnovamento della classe dirigente interna.
Ma tant’è. Ecco che allora, tra veti mutuali ed accordi di piccolo cabotaggio sfumati sul nascere, piovono accuse e strali reciproci. Di chi sarà mai la colpa che promette strada spianata nella corsa alle comunali a Rinascita? Si vocifera che le frenetiche riunioni tenute da questo campo largo, anzi extralarge cittadino, abbiano visto impegnati per diverso tempo e in molteplici vesti i rappresentanti delle forze di entrambi gli schieramenti in estenuanti incontri “contrattuali” per cercare quadra ed equilibri su un terreno cedevole come quello di candidature e programmi da condividere. E, anche quando sembrava fatta, quando poteva apparire all’orizzonte un barlume di speranza per la realizzazione di lista civica monoblocco aperta anche ad esperienze ed estrazioni di credo politico diverso forgiato un po’ sullo stampo di SiAmo Cinquefrodi, sebbene con ben altre intenzioni, ecco che, le sabbie mobili di qualche “dettaglio” last minute – lo hanno ribattezzato i più maliziosi, richiamando alle sirene di qualche interesse personale – hanno letteralmente impantanato (volutamente?) il progetto.
Un’azione (di boicottaggio?) al limite del comico autolesionismo tafazziano che rende, evidentemente, sempre più spaesati gli elettori di queste forze politiche che, paradossalmente, quando devono esprimersi in tema di regionali o politiche si rivelano, a Cinquefrondi, ben orientati e con dati percentuali di un certo interesse.
Epperò, la primaria idea – accarezzata soprattutto dalla rappresentanza di Forza Italia, che in tempi non sospetti aveva preconizzato Scappatura come candidato a sindaco di Prospettiva per Cinquefrondi – a perdere consistenza è stata quella di replicare nel quadro locale quanto attuato in ambito nazionale: ovvero, federare le forze di centrodestra per la creazione di una civica d’area associando le locali espressioni in una lista unica, blindata e riconoscibile, da contrapporre allo strapotere di Rinascita. Archetipo naufragato «per mancanza di volontà, numeri e qualità» è stato riferito da più fonti intranee ai convitati.
L’ex sindaco Marco Cascarano, in un recente post, ha espresso la sua in merito al proprio coinvolgimento nel progetto giocandosi la carta dell’alternatività all’ attuale Amministrazione comunale ed al Partito Democratico per poi puntare anche i piedi tanto da escludere «categoricamente ogni alchimia politica e/o alleanza in stile “armata Brancaleone” poiché le ho sempre combattute e contestate, da ultimo in occasione delle recenti elezioni regionali». Altre voci fuori dal coro, invece, parlano di una flebile, se non addirittura inesistente volontà politica di schierarsi e scendere realmente in campo, in prima persona, in attesa (forse?) di tempi politicamente migliori. Sarà un caso?
«Siamo pronti a fare la lista anche domani mattina – ci ha invece replicato il diretto interessato – se il partito ce lo chiedesse. Come Circolo di FdI abbiamo i candidati necessari e la disponibilità già acquisita di Enrico Albanese Marvasi a ricoprire la figura di candidato a sindaco. La condizione che, in qualità di segretario, ho posto alla mia dirigenza è stata quella di andare da soli e con la concessione del simbolo ufficiale di Fratelli d’Italia cosa che il partito, per valutazioni interne inerenti i piccoli Comuni, non ha inteso accordare. Quanto alla spendita dei mio nome per questa tornata elettorale ho già spiegato l’impraticabilità di questa opzione che si riconduce a motivi prettamente familiari». Diversa però la narrazione su altri fronti. I mancati “alleati” hanno indirizzato l’indice accusatorio proprio contro FdI e Cascarano rei, a loro avviso, di aver fatto saltare il banco imputando la colpa di non aver agevolato un dialogo costruttivo tra le parti interessate (sedotte e abbandonate) lasciando (quasi) campo libero a Conia che con Rinascita da tempo scalpita ai ranghi di partenza per la corsa a palazzo Manferoce.
Silenzio preoccupante e bocche cucite, invece, sul versante del Partito Democratico cinquefrondese infilatosi in un cul de sac, i cui maggiorenti evitano in via prudenziale, persino, di rispondere al telefono agli organi di stampa. Il tormento? La formazione – a questo punto, quasi obbligata, visto il recente manifesto pre-elettorale – di una lista “di rappresentanza”, ultimo atto della resistenza ad oltranza di una forza politica arenata sulla spiaggia di una illusoria “grosse koalition” alla tedesca, con dentro tutti “i migliori” di ogni forza politica, per una governance di “salute pubblica” della macchina amministrativa cittadina che, salvo sorprese dirompenti dell’ultim’ora, non ci sarà.
Peraltro, chance di vittoria il PD correndo da solo non ne vede e la via d’uscita – che qualcuno sussurra presso la sede di via Vittorio Veneto – potrebbe essere quella di concretizzare una lista “al minimo dei candidati” per lavarsi la coscienza di fronte ad elettorato e alti papaveri provinciali cospargendosi il capo di cenere, accettando di sopportare altri cinque eventuali anni di “purgatorio” consiliare sui banchi dell’opposizione e facendo da sparring partner ad un’agguerrita Rinascita sempre più favorita alla conquista del suo terzo mandato. Insomma, a tutti gli attori politici presunti antagonisti è parso utile applicare la regola d’ingaggio della “strategia del gambero” che vede nel caso e nella disorganizzazione politica, condite da mancanza di programmazione e prospettive attuali, il suo momentaneo buen retiro.





