Caso Pioli: Il marito di Simona ha scritto a Quarto Grado

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MELICUCCO – La natura del rapporto tra Fabrizio Pioli e Simona Napoli è una delle incognite ancora da risolvere della storia della scomparsa dell’elettrauto gioiese.

Secondo gli amici, Fabrizio frequentava Simona senza sapere che fosse sposata e madre di un bambino, mentre la ragazza sostiene di non aver nascosto nulla a Pioli e che il suo matrimonio fosse finito da tempo.

Un altro elemento utile agli investigatori potrebbe essere la lettera (guarda il documento) inviata dal marito di Simona alla redazione di Quarto grado, un programma di approfondimento, trasmesso su Rete 4 che da settimane si occupa del caso.

«Voglio far sapere che il mio matrimonio era felice – ha scritto l’uomo – Ci siamo sposati per amore. Non c’era nessuna separazione né di fatto, né legale e ne presunto divorzio in corso. Vivevo felicemente con lei – ha aggiunto – affrontando quotidianamente i problemi che ci sono in ogni famiglia normale».

Curinga sostiene che il matrimonio non fosse in crisi e che addirittura sua moglie avesse deciso di raggiungerlo fuori regione: «A Gennaio 2012 lei – scrive riferendosi a Simona Napoli – aveva deciso di venire al nord con me (dove io lavoro solo 4 – 5 mesi all’anno). Nei primi giorni di febbraio siamo ritornati in Calabria, perchè faceva molto freddo e lei e mio figlio non riuscivano ad adattarsi al clima molto rigido».

L’uomo alla fine fornisce la sua versione sugli ultimi giorni trascorsi insieme alla moglie: «Sono rimasto in Calabria fino al 19 febbraio (4 giorni prima della scomparsa di Fabrizio ndr) e negli ultimi giorni siamo usciti per divertirci – scrive ancora a Quarto Grado – come facevamo spesso, lasciando come sempre mio figlio a mia sorella per stare insieme da soli. Lei lo sa come abbiamo vissuto a tutti gli effetti la nostra vita matrimoniale felicemente insieme».

In tutta la missiva Vincenzo Curinga non nomina mai Fabrizio, l’amante di sua moglie, come se il ragazzo non fosse mai entrato nella vita di Simona Napoli, come se non fosse mai scomparso, come se suo cognato e suo suocero (latitante dal giorno della scomparsa di Pioli) non fossero accusati di omicidio e occultamento di cadavere e soprattutto come se sua moglie non vivesse in una località protetta dopo aver denunciato il padre e il fratello.

La lettera è uno dei tanti elementi che arricchiscono la triste e intricata vicenda, iniziata il 23 febbraio, che ha portato alla morte di Fabrizio Pioli, un ragazzo per bene, vittima innocente, di un contesto assurdo e violento.

Lucio Rodinò