Caso Pioli: Anche Simona ha scritto a Quarto Grado

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MELICUCCO «Volevo bene a Fabrizio e non meritava tutto questo e il mio gesto ne è la prova».

Dalla località protetta nella quale si trova ha scritto una lettera alla trasmissione Quarto Grado per rendere palese una volta per tutte il proprio pensiero Simona Napoli, la donna che ha denunciato il padre e il fratello per la scomparsa di Fabrizio Pioli.

«Sono nauseata e disgustata di sentire e leggere solo falsità sulla mia persona. – scrive la donna – Primo: non è vero che Fabrizio di me non sapeva nulla, era un uomo maturo, di 14 anni più grande, sapeva quello che faceva… Secondo: non è vero che sono stata io a farlo venire a casa quel giorno, ma stavo male, avevo la febbre e lui era molto impulsivo e non mi ha ascoltato».

Simona scrive come per far luce su una questione che inevitabilmente le ha gettato fango addosso e si rivolge in particolare a tutte quelle persone, specie del suo paese, Melicucco, che fin da subito l’hanno giudicata e condannata.

«Voglio dire a tutte quelle persone ignoranti e stupide che di me parlano e sparlano – prosegue la lettera – che io non sono andata dai carabinieri a sporgere denuncia per salvarmi la pelle, ma l’ho fatto per salvare Fabrizio! Non è vero che stavamo insieme da anni, erano solo pochi mesi che ci sentivamo».

Dal posto protetto dove si trova Simona segue ogni passaggio di questa triste storia. Sembra essere a conoscenza anche di ciò che in giro si dice di lei. Finora ha osservato e ascoltato ogni cosa senza poter fare niente, ma con queste righe buttate giù forse anche con un po’ di rabbia, la ventiquattrenne ha provato a dire basta e a raccontare la sua versione dei fatti.

«Voglio dire a gran voce che mi sono sposata con amore e che ho fatto un figlio con amore, amavo e rispettavo mio marito e le persone che veramente mi conoscono lo sanno. E’ vero che tra me e mio marito le cose non andavano bene da un anno e sono andate nel verso sbagliato anche per colpa di mio padre. Quando ho conosciuto Fabrizio ci siamo inizialmente sentiti come amici, io ero in un periodo di fragilità , ma per lui era qualcosa di più di una semplice amicizia e alla fine ci siamo entrambi affezionati».

La giovane racconta anche di aver più volte cercato di allontanare Fabrizio, ma senza riuscirci. «Senza di te vivo a metà», le diceva il 38enne scomparso da 66 giorni.

«Io ero molto confusa, ma d’ altronde quando si è innamorati non si ragiona con il cervello ma con il cuore».

Parla di amore vero Simona, lo stesso che l’ha portata a vivere adesso nelle condizioni in cui si trova.

«La rinuncia che ho fatto è stata solo per salvare lui, non me. – scrive – Io sono morta lì, il 23 di febbraio, sono una morta che cammina perchè prima o poi il coraggio in Calabria si paga con il sangue…Ma non mi importa, basta solo che si faccia giustizia. Sto male, ho perso tutto e mi ritrovo sola a lottare contro il mondo intero. Si pensa al dolore della famiglia, a quello degli amici, ma al mio? Al mio non si pensa perché fa troppo comodo dare la colpa e giudicare senza sapere. Voglio dirlo a tutte quelle persone ipocrite che mi giudicano e al mio paese che mi mette in croce senza sapere».

Ed è proprio agli abitanti di Melicucco che Simona dice: «Dovreste tacere perchè, nella vita, tutti abbiamo delle debolezze e tutti possiamo sbagliare», prima di concludere con un pensiero rivolto al Fabrizio del quale parla al passato.

«Confido nella magistratura perché sta facendo un lavoro impeccabile. E prima o poi verrà  fatta giustizia, giustizia per Fabrizio che è l’unica cosa che ora voglio».

Ed è quello che anche amici, parenti, conoscenti e compaesani di Fabrizio si aspettano: Giustizia. Perché di “giusto” in tutta questa storia, al di là di come siano andate le cose, non c’è davvero niente.

Eva Saltalamacchia