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Bullismo e cyberbullismo, a Polistena gli studenti del Renda scelgono la via del rispetto

Flash mob, confronto con gli esperti e la toccante testimonianza di Domenico Campana: una giornata di sensibilizzazione per invitare i giovani a rompere il silenzio e contrastare ogni forma di prevaricazione

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Un momento della manifestazione

Una giornata di sensibilizzazione contro il bullismo e il cyberbullismo è stata organizzata all’istituto Renda di Polistena che ha visto gli studenti protagonisti su un momento di riflessione e confronto su un fenomeno che continua a richiedere attenzione, consapevolezza e impegno educativo.

Con un flash mob realizzato dalle ragazze e dai ragazzi della scuola hanno preso corpo gli imperativi “spezza il silenzio”, “costruisci il rispetto”, ma anche “contro l’esclusione lavora per l’inclusione” per richiamare l’attenzione sull’importanza di riconoscere le prepotenze e di non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie.

A seguire, gli interventi della dirigente Emanuela Cannistrà che ha lanciato l’invito a non lasciarsi condizionare dagli altri e a scegliere sempre la strada del rispetto, anche quando prendere le distanze dalla maggioranza può risultare difficile e della docente Maria De Moro che ha rivolto a tutti l’invito a partecipare attivamente al dibattito, ponendo domande e confrontandosi con gli esperti.

La legale Raffaella Mascaro e la pedagogista Gabriella Vigoroso hanno, invece, approfondito i rischi legati al coinvolgimento in episodi di bullismo, mettendo in guardia i giovani dalla possibilità di diventare parte attiva di comportamenti vessatori con l’invito a confrontarsi con genitori e insegnanti, senza lasciarsi frenare dalla paura o dalla vergogna.

Particolarmente toccante la testimonianza di Domenico Campana, da giovane a capo di un gruppo di bulli, che ha raccontato agli studenti la propria esperienza personale, segnata da comportamenti violenti durante l’adolescenza e da un successivo percorso di sofferenza che ha avuto conseguenze profonde anche sulla sua stessa vita. «Da bullo sono diventato vittima e da lì la mia vita è stata in salita», ha raccontato, ripercorrendo gli anni della depressione, dell’uso di droghe e della dipendenza, fino alla perdita della propria famiglia. «Vivo sempre con la paura di ricadere negli errori del passato», ha aggiunto, offrendo uno spunto di riflessione concreto sulle conseguenze che possono derivare da comportamenti di sopraffazione e da scelte capaci di lasciare segni profondi nella vita delle persone.

La sua storia ha riportato al centro una delle questioni fondamentali nella lotta al bullismo: la necessità di comprendere il peso delle proprie azioni, assumersi le proprie responsabilità e chiedere aiuto quando ci si trova in difficoltà. Dall’incontro del Renda è arrivato così un messaggio rivolto a tutta la comunità scolastica: contrastare il bullismo significa scegliere il rispetto, rompere il silenzio e costruire relazioni nelle quali nessuno venga escluso.