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Avrebbero alterato i controlli per far passare la droga al porto: arrestate tre persone

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I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria – con il supporto operativo dello Scico e con la collaborazione di Europol e della Dcsa – hanno dato esecuzione a un provvedimento che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di due funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in servizio all’Ufficio delle Dogane di Gioia Tauro, e gli arresti domiciliari nei confronti di una dipendente di una società di spedizione, che sarebbero coinvolti in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravato dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta.

Le misure sono state disposte dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, guidata da Giovanni Bombardieri.

Sono complessivamente 7 i soggetti indagati dalla Dda reggina, con il supporto di Eurojust, nell’ambito della complessa operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria/Gico di Reggio Calabria, tra i quali figura anche un terzo funzionario doganale, già arrestato nel corso di un’altra operazione svolta nel mese di ottobre 2022 dallo stesso reparto.

In particolare i funzionari Antonio Pititto e Mario Giuseppe Solano, rispettivamente di 60 e 59 anni, farebbero parte di un sodalizio criminale, ora disarticolato, costituito dal responsabile di una ditta di spedizioni, da portuali “infedeli” e da quelli che per gli inquirenti sarebbero i referenti delle principali cosche di ‘ndrangheta operanti nell’area della Piana di Gioia Tauro.

I doganieri, in servizio in punti nevralgici quali il controllo scanner e quello “visivo”, mediante apertura dei container, avrebbero consentito l’uscita dal porto di ingentissimi quantitativi di cocaina alterando gli esiti delle ispezioni o l’omessa rilevazione di anomalie nei carichi controllati.

Oltre ai due doganieri e alla dipendente di una società di spedizioni, Elisa Calfapietra, di 38 anni, finita ai domiciliari, nell’inchiesta ci sono altri 4 indagati.

Si tratta di Domenico Cutrì, di 45 anni, Giuseppe Papalia, di 39, Renato Papalia, di 27 anni e Pasquale Sergio, di 63 anni.

In particolare, Solano, “in servizio all’ufficio Antifrode, fino al settembre 2021 quale addetto al controllo scanner e successivamente quale addetto alla visita merci fungeva da tramite fra il gruppo degli “esfiltratori” della cocaina e il gruppo dei doganieri corrotti“.

Secondo la Dda, il doganiere arrestato avrebbe garantito “la propria disponibilità, quella dei sodali Mario Pititto e Pasquale Sergio, a svolgere tutte le attività necessarie a consentire ai container contenenti cocaina di superare i controlli e lasciare il Porto di Gioia Tauro”.

In questo modo “forniva indicazioni sulle metodologie di importazione più vantaggiose per il gruppo criminale, e più difficili da perseguire per l’Ufficio Dogane e per le forze dell’ordine”.

Per il tramite di un altro indagato, inoltre, Solano “indicava ai gruppi sudamericani le modalità di carico dello stupefacente più opportune per occultare la sostanza al passaggio allo scanner”.

L’altro doganiere arrestato Mario Pititto e l’indagato Pasquale Sergio, infine, avrebbero preso indicazioni da Solano e avrebbero alterato “gli esiti delle scansioni radiogene relative ai container di interesse del gruppo, non segnalando le anomalie emerse durante i controlli e consentendo ai container contenenti cocaina di venire “svincolati” e uscire dallo scalo portuale di Gioia Tauro”.

Tra i documenti rinvenuti dai finanzieri figurano anche precise istruzioni – che sarebbero state fornite dai funzionari doganali – su come i narcos sudamericani avrebbero dovuto collocare i panetti di cocaina all’interno dei carichi di copertura, al fine di ridurre sensibilmente la possibilità che questi venissero individuati nel corso degli ordinari controlli.

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