Autonomia differenziata, dalla Calabria si leva un appello: «Difendere il diritto alla salute e fermare nuove disuguaglianze»

Cittadini, associazioni, comitati e realtà ecclesiali invitati a una mobilitazione civile. Tra le proposte anche una manifestazione nazionale a Roma per richiamare l'attenzione delle istituzioni

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La riforma dell’autonomia differenziata continua a dividere il dibattito politico e istituzionale e, in Calabria, cresce la preoccupazione di chi, come il Comitato spontaneo a tutela della salute dei cittadini della Piana, teme possibili ripercussioni sul sistema sanitario e sui diritti dei cittadini.

Con un appello pubblico rivolto alla popolazione calabrese, la portavoce Marisa Valensise, invita a una mobilitazione civile per chiedere che il diritto alla salute continui a essere garantito in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, senza differenze legate alla capacità economica delle singole Regioni.

Nel documento viene espressa preoccupazione anche per le scelte compiute da diversi parlamentari calabresi che hanno sostenuto il percorso dell’autonomia differenziata. Secondo gli estensori dell’appello, si tratta di una decisione che merita un ampio confronto pubblico, poiché potrebbe incidere sugli equilibri del sistema sanitario nazionale e, in particolare, sulle aree già caratterizzate da maggiori fragilità.

Al centro delle osservazioni vi è il timore che le regioni economicamente più forti possano disporre di maggiori strumenti per investire nei servizi e attrarre personale sanitario qualificato, offrendo condizioni economiche più favorevoli a medici, infermieri e operatori del settore. Una prospettiva che, secondo i promotori dell’iniziativa, rischierebbe di accentuare la carenza di professionisti nelle realtà meridionali e di aggravare criticità già esistenti, come le liste d’attesa, la mobilità sanitaria e le difficoltà organizzative degli ospedali calabresi.

L’appello richiama il principio costituzionale del diritto alla salute, sottolineando come l’accesso alle cure non debba essere condizionato dal territorio di residenza. «Un cittadino calabrese deve poter usufruire dello stesso livello di assistenza sanitaria garantito in qualsiasi altra parte d’Italia», sostengono gli organizzatori dell’iniziativa, ribadendo che la questione riguarda i principi di uguaglianza, equità e tutela dei diritti, più che una contrapposizione tra Nord e Sud.

Nel documento viene inoltre lanciato un invito alla partecipazione rivolto a cittadini, associazioni, comitati, professionisti sanitari, organizzazioni del volontariato e alla Chiesa, affinché sostengano una mobilitazione unitaria. Tra le proposte figura l’organizzazione di una manifestazione nazionale a Roma, con l’obiettivo di portare all’attenzione del Parlamento e del Governo le preoccupazioni della Calabria e delle altre regioni meridionali rispetto agli effetti della riforma.

«Non chiediamo privilegi né assistenzialismo, ma che il diritto alla salute rimanga realmente uguale per tutti», conclude il richiamo, considerando la partecipazione civica uno strumento fondamentale per difendere l’universalità del Servizio sanitario nazionale e contrastare il rischio di un ampliamento delle disuguaglianze territoriali.