
ROSARNO – Quando i carabinieri di Desio e Paderno Dugnano lo hanno avvistato e riconosciuto, lui, Giuseppe Cacciola, latitante nato a Cinquefrondi e residente a Rosarno, usciva da un parco commerciale di un centro in provincia di Milano.
Ieri pomeriggio i militari dell’Arma hanno così messo fine alla sua latitanza, arrestandolo e trasferendolo in carcere a Monza.
Cacciola è accusato dalla Procura della Repubblica di Palmi di un brutale crimine nei confronti della sorella Maria Concetta, testimone di giustizia morta suicida nel mese di agosto del 2011 per via delle sevizie, fisiche e psicologiche, costretta a subire dai genitori e dal fratello.
I genitori di Giuseppe Cacciola si trovano in carcere dal mese di febbraio scorso con la stessa accusa del figlio, su cui pende un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip di Palmi Fulvio Accurso.
Maria Concetta Cacciola era diventata oggetto delle minacce ed aggressioni da parte del fratello Giuseppe e dei genitori, perché “colpevole” di aver scelto la strada della collaborazione con la Dda di Reggio Calabria, svelando così affari ed interessi criminali della famiglia. Con le sue dichiarazioni Maria Concetta ha permesso ai carabinieri di Rosarno di arrestare ben 11 presunti affiliati ai Pesce e di scovare due bunker, utilizzati dai latitanti.
Per questo motivo per la Cacciola lo Stato aveva previsto un programma di protezione, al quale la donna si è più volte sottratta per poter vedere i figli, rimasti a Rosarno con i nonni.
Le forti pressioni dei familiari, le sevizie, le minacce, hanno fatto sì che Maria Concetta si togliesse la vita, ingerendo dell’acido muriatico.
Viviana Minasi




