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Aiutava la cosca Iamonte in carcere, arrestato un infermiere

È accusato di associazione mafiosa e danneggiamento mediante incendio con l’aggravante del metodo mafioso

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Pasquale Manganaro, un infermiere di 50 anni in servizio nel carcere di Reggio Calabria, è stato arrestato dai carabinieri al termine di una indagine della Direzione Distrettuale Antimafia.

È accusato di associazione mafiosa e danneggiamento mediante incendio con l’aggravante del metodo mafioso.

Dalle indagini condotte nei mesi di febbraio e novembre 2015, all’interno del carcere sarebbe emersa la vicinanza tra Manganaro e la cosca Iamonte.

Pasquale Manganaro
Pasquale Manganaro
L’infermiere avrebbe svolto la funzione di “tramite” degli affiliati detenuti con il mondo esterno.

“Un’instancabile e selettiva opera di raccordo – si legge nel comunicato firmato dal procuratore Paci – la sua, perfezionata nel tempo attraverso la predisposizione di un sistema funzionale al passaggio di messaggi ed ambasciate da e verso il carcere”.

“In particolare, gli approfondimenti investigativi – si legge ancora – hanno comprovato come l’infermiere si sia più volte adoperato per far entrare all’interno dell’istituto di pena oggetti personali destinati ai detenuti eccellenti, eludendo le prescrizioni carcerarie ed approfittando del minore controllo esercitato sulla sua persona.
Sullo sfondo, naturalmente, la volontà di compiacere i capi cosca, tra cui il detenuto Remingo Iamonte”.

Le indagini avrebbero restituito un profilo criminale ben stagliato dell’indagato che già nel 2012 (Operazione “ADA”) aveva indotto l’allora sindaco di Melito Porto Salvo, Gesualdo Costantino, ad interessarsi in prima persona per l’assunzione della moglie presso una cooperativa cittadina, ritenendolo un tangibile segno di riconoscenza nei confronti dei soggetti affiliati alla cosca che ne avevano appena favorito l’elezione.

Il quadro indiziario – e con esso anche il giudizio sulla pericolosità sociale è stato infine irrobustito da un episodio di danneggiamento di un’imbarcazione, incendiata con modalità tipicamente mafiose e senza motivi di diretto dissidio tra la vittima e Manganaro che avrebbe svolto il ruolo di mero esecutore di direttive altrui.

L’infermiere di Melito Porto Salvo è stato rinchiuso nel carcere di Vibo.