Rosarno: Parole contro la mafia alla seconda sessione del premio “Valarioti”

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Giuseppe Valarioti
Giuseppe Valarioti

ROSARNO – La demitizzazione della ‘ndrangheta, a Rosarno, passa anche attraverso la presentazione, avvenuta nel primo pomeriggio di oggi presso l’Auditorium del Liceo Scientifico “R. Piria”, della seconda sessione del prestigioso premio intitolato a “Giuseppe Valarioti”, giovane professore e consigliere comunale ucciso dalla mafia negli anni ’80.

L’organizzazione dell’evento è stata affidata a Michele Brilli, assessore alla Pubblica Istruzione, che, di concerto con Claudio La Camera, direttore del “Museo della ‘ndrangheta” di RC e Mariarosaria Russo, dirigente scolastica del “Piria”, ha pensato di  realizzare una serie di iniziative congiunte nel campo della legalità e della sicurezza, promuovendo azioni di sensibilizzazione sul fenomeno della ‘ndrangheta, indirizzate soprattutto al mondo scolastico.

Il seminario di oggi, intitolato “Parole di mafia – Parole contro la mafia”, ha registrato la presenza, al tavolo dei relatori, oltre che di Michele Brilli, di Mariarosaria Russo, Elisabetta Tripodi e di Claudio La Camera.

«Il percorso intrapreso – ha spiegato la Russo – consta di tre pilastri fondamentali: cultura, religione e politica, armi da mettere a disposizione dei nostri ragazzi». Dopo aver ricordato che il premio “Valarioti” andava assolutamente ripristinato per dare lustro alla figura di questo “eroe dei nostri tempi”, la dirigente ha passato la parola al coordinatore del Museo della ‘ndrangheta: « La ‘ndrangheta si nutre di consenso sociale – ha subito spiegato La Camera – e lo coltiva sdoganando (anche in internet) falsi miti. L’obiettivo da raggiungere è quello di togliere le mafie dal corpo sociale e ridurre il fatto mafioso a fatto criminale».

Prima di cedere la parola al primo cittadino di Rosarno, per i saluti finali, lo studioso reggino ha approfittato della presenza dei molti giovani presenti in sala per fare un raffronto tra “il controllo” attuato, attraverso la rete, da parte dei colossi della comunicazione (ad esempio Facebook) e quello ottenuto, attraverso meccanismi che fanno leva sulla “paura”, da parte delle mafie.

«I giovani hanno bisogno di “esempi positivi” – ha concluso La Camera – perché il controllo assoluto della persona prima che fisico, risulta essere mentale. Distruggendo i sentimenti, attraverso la strategia del terrore, controlli la persona».

Francesco Comandè