Antonella Cosentino è una scrittrice. Non di quelle che si professano tali: lo è per indole, sensibilità e solida preparazione.
E ben se n’è accorta la numerosa, qualificata e raffinata platea che si è radunata nel salottino letterario dell’estate palmese, che fa capo al Mondadori Point di Palmi.
“Dalla mia finestra si vedeva il mare” è la terza delle quattro opere presenti nel nutrito calendario della kermesse, la cui presentazione è curata dalla Scuola Superiore di Psicologia Applicata “G. Sergi” di Palmi, la cui partnership con Mondadori Point “traccia un percorso in crescendo, per consensi e plausi, sia da parte degli Autori, che di pubblico”, hanno commentato all’unisono la Store Manager di Mondadori, Emanuela Gioffrè, e la Vicepresidente della Scuola Sergi, Sofia Ciappina.
E un clima di consenso e di attesa è stato immediatamente percepito all’arrivo dell’Autrice, che ha fatto ritorno a Palmi dopo anni di lontananza, ritrovando ad accoglierla compagni e compagne del Liceo “Pizi”, quasi come se il tempo non fosse mai passato.
Il racconto presentato è una recentissima riedizione dell’opera prima della scrittrice, che ha visto la luce nel 2013, seguita da altre tre opere, nel corso degli anni.
Ha incantato la narrazione della storia che Cosentino ha filato e tessuto sull’ordito della memoria e del ricordo, attingendo alla storia della sua famiglia.
Non un’epopea, ma una storia “semplice”, mai banale, anche comune, quella che si sarebbe potuta svolgere in qualsiasi famiglia di quel tempo.
La narrazione fa perno sulla vicenda della bisnonna dell’Autrice, Maria Grazia, che, ancora quindicenne, s’innamora di un uomo molto più grande di lei, restandone incinta. Da qui si sviluppa il racconto, intimo e lirico, di un’esistenza che ha preso avvio da un atto di disubbidienza, alle convenzioni e alle convenienze sociali dell’epoca, e che ha segnato la vita della protagonista in modo decisamente alternativo a ciò che avrebbe potuto essere. E la nipote-scrittrice, depositaria di un’eredità a rischio di depauperamento (perché il tempo logora i ricordi), ne riscatta il lascito, di affetti, di coraggio, di resilienza e di coerenza, con equilibrio e senza melliflue commemorazioni, tracciando il ritratto di una donna che s’incastona con naturalezza nel cuore e nella mente del lettore.
Un racconto al femminile, per la preponderante presenza di donne, tutte caratterialmente diverse ma complementari, per l’evolversi della storia e per la definizione della psicologia dell’animo muliebre.
Nel corso della presentazione, nella scelta di contaminare con un accento più moderno la narrazione, sono stati ascoltati stralci di alcune canzoni di Fiorella Mannoia, quasi a voler individuare in un’ideale colonna sonora il susseguirsi delle vicende narrate.
Al termine della serata, una palpabile commozione ha salutato l’Autrice, con l’auspicio di un suo prossimo ritorno a Palmi, con una nuova opera letteraria.





