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A Laureana di Borrello le “Memorie non edibili” di Anavlis.Ø: la tradizione diventa arte

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Prima della mostra itinerante della scultrice candidonese, arch. Silvana Fiumara, in arte Anavlis.Ø, a
margine di un concerto Jazz degli eventi “Borghi in Arte” di Laureana di Borrello. “Memorie non
edibili” – Forme arcaiche di terra e fuoco, sculture in terracotta patinata, con le quali l’artista avvia un
progetto che ripercorre quel simbolismo antico, carico di fede e religiosità e benevolenza, di quelle
forme color terra dei Mostaccioli, che rinforzavano i dentini dei piccoli, e profumavano le vie dei
borghi delle antiche fiere che, dalla sapienza Dominicana del convento di Soriano, da cinque secoli
ripetono forme e sapore nell’intera regione. “Un linguaggio arcaico per gesti di affetto, per pensieri di
buon augurio, per devozioni ed ex voto, dice la scultrice, che, seppur un manufatto, diventa un
emblema di positività, leggerezza ma anche rispetto, fede e benevolenza”. Ecco, quindi, come succede
spesso, un oggetto smette di essere solo un pezzo di mestiere, di manufatto, e comincia ad assumere
altri concetti, agli occhi di un artista, da prospettiva diversa, e diventa opera. Non si parla più di
materiali né di tecnica ma è proprio quando il “fare” manuale, seppur nelle forme perfette, smette di
eseguire e inizia a interrogare, ad indagare ad andare oltre. E’ allora che dall’idea artistica affiorano dalla
creta frammenti di un immaginario collettivo: maschere apotropaiche, animali da fiaba contadina,
simboli di abbondanza. La cultura popolare che si riduce ai suoi segni essenziali, diventando, per quei
secoli idolo e il giocattolo. Le opere in mostra, poche come avvio di un progetto più ampio, non
chiedono di essere usate né di essere semplicemente “belle”. Chiedono di essere guardate da diverse
prospettive: il loro essere state nel loro tempo, il loro essere state nella loro testimonianza simbolica, per
far rivivere, o semplicemente incuriosire, sulle nostre antiche credenze, su una religiosità naturale
alimentata dal “dire” e dalle orazioni, spesso fraintese e confuse con i racconti fiabeschi degli anziani.
Diventa, quindi, testimonianza di un pensiero, di un credo antico e collettivo, l’opera artistica, che, la
parte edibile non può assolvere ma solo quella tensione emotiva che l’artista può trasmetterci
rimodellando non solo quelle forme, ma ridandoci quei pensieri, passando dalla materia al linguaggio.