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Emergenza Covid, Domenico Pardo ci racconta la Finlandia: «Niente lockdown e pandemia contenuta»

Nato a Palmi, Domenico vive in Finlandia da 6 anni dove insegna italiano all'Istituto Italiano di Cultura

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Domenico Pardo è nato a Palmi, ha vissuto a lungo a Reggio Calabria e da 6 anni la sua vita è in Finlandia, dove insegna italiano all’Istituto Italiano di Cultura e svolge tirocini formativi nella scuola pubblica finlandese di ogni ordine e grado. Ci vive insieme alla moglie, medico pneumologo di origini ungheresi, e alle due sue piccole figlie.

Ci ha raccontato come la Finlandia sta vivendo la pandemia, le decisioni del Governo e la vita che, a differenza che in Italia, non ha subito grossi stravolgimenti.

«Quando la pandemia ha iniziato a diffondersi in maniera importante nel Nord Italia, il mio ruolo di docente è stato “cruciale” – ci racconta Domenico – Per me e per gli altri colleghi non è stato facile continuare con le lezioni “come se niente fosse”, anche perché i corsi organizzati dall’Istituto sono caratterizzati anche da un clima disteso ed attività divertenti, difficilmente conciliabili con la gravità del momento. Inoltre, insegnare vuol dire stare a contatto con il pubblico e trattandosi di pandemia sapevamo che prima o poi sarebbe arrivata anche in Finlandia, nonostante lo scetticismo degli autoctoni. Per tutte queste ragioni ci fregiamo del fatto di essere stati i primi a chiudere i corsi, proponendo la prosecuzione degli stessi attraverso piattaforme online (tipo Zoom)».

Il Governo finlandese ha adottato misure di contenimento qualche giorno dopo rispetto all’Italia.

«C’è da dire che da queste parti, visto il livello di benessere che contraddistingue tutti i paesi nordici, i cittadini non erano affatto preoccupati come in Italia – prosegue Domenico – Noi lo eravamo un po’ di più, lontani dalla nostra terra natia e bombardati costantemente da tremendi bollettini di morte. Come dicevo, qui ci si fida “a prescindere” del proprio governo, anche se – personalmente – ho riscontrato diverse incongruenze, contraddizioni, errori, titubanze nella gestione della pandemia».

L’idea di un “lockdown totale” come quello cinese o italiano, non è mai piaciuta ai finlandesi.

«Ci sono stati numerosi dibattiti proprio sull’opportunità di “prendersi la malattia e mantenere la libertà” (proprio come hanno fatto i “cugini della vicina Svezia”, pagando alla fine ) oppure “giocare più in difesa”. La voglia di non chiudere, o quantomeno “chiudere il meno possibile”, derivava principalmente da aspetti economici, ma c’è da dire che in una terra dove sono frequenti fenomeni come la depressione e l’isolamento sociale, anche l’etica ha giocato la sua parte – racconta Domenico – Diciamo che alla fine, in una maniera che potremmo definire “salomonica”, la giovanissima Primo Ministro Sanna Marin ha deciso di intraprendere la strada “ibrida”: scuole, università e biblioteche chiuse sin da subito, ristoranti e locali pubblici in un secondo momento, negozi mai. I cittadini sono stati “invitati”, mai “obbligati” a rimanere a casa. E qui la differenza non risiede esclusivamente nella semantica: durante la quarantena italiana ho sentito le testimonianze di parenti ed amici e si è sempre trattato di chiusura vera, corredata da controlli di polizia, multe e tutto il resto. Qui la chiusura è stata solo “virtuale”, si è fatto leva sul buon senso dei cittadini ed i risultati danno ragione a chi ha preso queste decisioni. Non c’è mai stato (neanche adesso!) l’obbligo della mascherina, plexiglas e indicazioni sul mantenimento della distanza ci sono, ma non in maniera “sistematica”. Personalmente ho visto in questi mesi una vita che è trascorsa in maniera “quasi normale”, serena. Ammetto di essere stato scettico, in una prima fase, non credevo possibile che una gestione dell’emergenza molto più blanda rispetto a quella italiana, potesse risultare anche efficace».

Ma i numeri sono inconfutabili e parlano di contagi e decessi molto, molto bassi: ad oggi (fonte Worldometers.info) in Finlandia ci sono stati 7.064 contagi e 325 decessi, le persone in terapia intensiva sono 4 e quelle ricoverate in reparto 21. L’incremento giornaliero, nelle ultime settimane, è di 15-20 nuovi contagi al giorno e di 1 decesso ogni 3-4 giorni. Ovviamente, il tutto va rapportato alla popolazione: in Finlandia ci sono 5,5 milioni di abitanti, ma anche andando a controllare i valori assoluti, è facilmente riscontrabile la differenza con l’Italia

  • Casi/1milione di abitanti = Finlandia 1.275 vs. Italia 3.905
  • Decessi/1milione di abitanti = Finlandia 59 vs. Italia 565  (dati al 11.06.2020 Worldometers.info)

«Vale la pena ribadirlo: numeri raggiunti senza mai applicare misure restrittive come quelle italiane – rimarca Domenico – Eppure anche qui ci sono stati guai con gli approvvigionamenti dei DPI (soprattutto mascherine), anche qui sono decedute persone che risiedevano nelle case di riposo, anche qui ci sono stati casi tra il personale medico-sanitario o nelle scuole. Probabilmente il distanziamento (che può essere letto anche come vero e proprio “isolamento”) sociale ha giocato un ruolo decisivo. Statistiche alla mano, pare che la percentuale di lavoratori in smartworking abbia raggiunto picchi del 60%: chi poteva scegliere se lavorare da casa l’ha fatto senza essere “obbligato”. Anche le nostre lezioni di lingua italiana si sono svolte con cadenza regolare e senza particolari problemi di sorta. Le persone (non tutte, ovviamente) sembravano già pronte a questo tipo di studio/lavoro a distanza. Infatti anche i feedback provenienti dalle scuole e dall’Università di Helsinki sono stati – per lo più – positivi».

Un Paese in controtendenza, che è riuscita a limitare i danni puntando molto anche sul buonsenso dei cittadini.

«Venendo alla strettissima attualità – conclude Domenico – adesso tutto è tornato pressoché alla normalità, tutto ha riaperto e le persone approfittano delle lunghe giornate (a queste latitudini, in questo periodo si può godere del famoso “sole di mezzanotte”) e delle temperature miti per affollare parchi e laghi, praticare sport o fare shopping. Il campionato di calcio è ripartito e l’unica cosa da comprendere sono gli aspetti legati al turismo/alle vacanze. Molti miei studenti mi hanno confessato di aver cancellato le prenotazioni per l’Italia. La paura nei confronti del nostro paese è diffusa, ma è purtroppo comprensibile, considerando sia l’entità del contagio in Italia sia gli errori di comunicazione commessi dal Governo».