«L’anno che si apre è accompagnato dal suono delle campane a morto per la democrazia nella Città metropolitana». Il circolo Armino di Palmi boccia in maniera netta l’adozione dello Statuto della città metropolitana da parte della conferenza dei Sindaci.
«È stato fissato – hanno dichiarato in una nota gli esponenti del Circolo – di negare a gran parte dei cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti in seno al Consiglio e lo stesso sindaco metropolitano. Quest’ultimo verrà eletto dai soli cittadini del capoluogo che sono meno di un terzo di tutta la Città metropolitana».
Il problema principale che viene posto è che «non uno degli organi del nuovo ente sarà eletto, perciò, a suffragio universale, come pure esplicitamente prevede la Carta europea dell’autonomia locale». La Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi promossi da alcune regioni contro la Legge Delrio e ha demandato all’approvazione dello statuto la possibilità «di optare per l’elezione diretta del proprio sindaco». Il circolo Armino imputa all’amministrazione palmese guidata da Giovanni Barone e in particolare al consigliere delegato Antonio Papalia, la scelta di votare a favore dello statuto «che consegna il potere esecutivo della Città metropolitana nella mani del rappresentante eletto del solo Capoluogo».
E sulla possibilità che Palmi ospiti insieme a Locri una delle sedi decentrate della città metropolitana, il circolo Armino scrive: «non è chiaro come questa previsione si possa sposare con l’individuazione, peraltro discutibilissima, non di tre, ma di cinque aree omogenee – oltre a quelle del Capoluogo, della Piana e della Locride, anche quelle dell’area Aspromontana e dell’area Grecanica – ma è certo che nel testo pubblicato in albo lo scorso 30 dicembre non c’è traccia di questo comma».





