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Polistena, inaugurata «la casa della Cultura, la casa di tutti»

Taglio del nastro del nuovo Palazzo della Cultura alla presenza dell'ex ministro Massimo Bray. Il sindaco Tripodi: "Oggi scriviamo la storia di Polistena"

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Il momento del taglio del nastro del nuovo Palazzo della Cultura

L’ora della festa e dell’utilizzo del Palazzo della Cultura di Polistena è finalmente arrivata. L’Amministrazione comunale, sindaco in testa, ha potuto inaugurare – dopo 8 lunghi anni di lavori di riqualificazione, ripristino e restauro storico-architettonico – l’imponente immobile da oltre 1200 mq denominato palazzo Sigillò, prospiciente Piazza del Popolo, con una partecipata cerimonia alla quale hanno presenziato numerosi cittadini, alcuni amministratori dei comuni viciniori, le forze dell’ordine della città, rappresentate dal luogotenente dei Carabinieri Raffaello Ballante e dal commissario della Polizia di Stato Carlo Alberto Pulejo, ma soprattutto l’ospite d’onore, l’ex ministro ai Beni ed Attività Culturali del governo Letta, Massimo Bray, a capo del dicastero che, nel 2015, valutò positivamente la concessione del robusto finanziamento da circa 3 milioni di euro che ne ha permesso l’odierna riapertura.

Un edificio settecentesco, già appartenente alla famiglia dell’allora podestà Sigillò, che il Comune acquisì al proprio patrimonio nel 1999, sotto la sindacatura di Girolamo Tripodi, grazie ad un esborso di 423 milioni di vecchie lire per poi subire solo primaria attività di consolidamento divenendo, al contempo, oggetto di atti di vandalismo, saccheggio ed intrusione per via dell’impossibilità di interventi più approfonditi nel decennio successivo.

Massimo Bray, Michele Tripodi e Wendy Li Donnici

«Si apre alla città un cantiere di lavori che pareva interminabile» ha esordito il sindaco Michele Tripodi nel discorso di saluto e ringraziamento dopo il taglio del nastro e la benedizione da parte di don Pino Demasi. Un ragionamento che ha ripercorso le tappe dell’edificazione dell’immobile post terremoto del 1783 fino a divenire oggi «la casa della Cultura, la casa di tutti». «Questa giornata va dedicata a tutte le persone che, a diverso titolo, hanno contribuito affinché questo palazzo potesse vedere la luce» ha ripreso il sindaco parlando di un cantiere complesso «e non completamente terminato» e ringraziando calorosamente Bray, a nome della comunità, per l’impegno e la capacità di ascolto volendo anche ricordare, in un passaggio, «il pessimo stato» di conservazione e d’uso del patrimonio artistico e librario collocato nella vecchia biblioteca «per molti anni inservibile, intrappolata in recinti ad esclusivo uso personale di finti accademici».

Ed ancora, «Noi pensiamo al palazzo della Cultura come un luogo aperto» ha aggiunto, informando che gli spazi culturali della struttura saranno gestiti da una cooperativa di giovani spiegando poi che, a breve, saranno trasferiti anche gli uffici dell’anagrafe, lo stato civile, gli affari generali, il segretario generale ed altri servizi nonché gli uffici di rappresentanza del sindaco e della Giunta. «Oggi abbiamo salvato la cultura dall’invecchiamento del tempo per un riscatto civile e sociale» ha proseguito Tripodi ricordando che «al palazzo della Cultura non c’è niente da comprare e nessuno da arricchire, semmai è il contrario: chi lo frequenterà arricchirà moralmente sé stesso» concludendo, infine, con «oggi scriviamo la storia di Polistena».

L’ex ministro Massimo Bray

Massimo Bray, nel sottolineare il legame creato con la comunità di Polistena in seguito all’iter per la concessione del finanziamento ministeriale, ha evidenziato quanto non sia usuale «visitare un luogo della nostra bellissima penisola e trovare un palazzo dedicato alla cultura» ricordandone tuttavia l’importanza tanto da essere inserita convintamente dai padri costituenti Marchesi e Moro nella Carta Costituzionale all’art. 9 perché «è proprio la cultura che ci caratterizza come italiani». «Oggi – ha chiosato – viene restituito alla città un luogo in cui le tutte le generazioni riescono a ritrovarsi in un bene comune, perché la cultura è il primo momento capace di creare una comunità che guarda al futuro».

I lavori per la riqualificazione del palazzo per un importo che ha superato i 3,3 milioni di euro, sono stati eseguiti dalla Galluccio Costruzioni con il supporto di numerose maestranze locali e non, ed hanno comportato anche il completo rifacimento pittorico della volta del lucernario affidato all’artista di Rocca di Neto Wendalina Lidonnici, presente all’inaugurazione. Il palazzo della Cultura sarà aperto dal lunedì al sabato e garantirà all’utenza un’ampia e fornita biblioteca, una galleria d’arte, un museo espositivo, spazi interattivi, espositivi e multimediali nonché salette ricreative, sia interne che esterne, adibite a lettura, convegni e caffè letterario.