Pubblichiamo di seguito il comunicato del CODACONS di Reggio Calabria relativo alla vicenda del “Santa Trada”, al centro di una complessa controversia che coinvolge fondi europei, vincoli ambientali e presunte irregolarità nella gestione dei finanziamenti. L’associazione, attraverso una serie di esposti indirizzati alle autorità europee e nazionali, solleva dubbi e richieste di chiarimento su quella che definisce una delle più gravi criticità nella gestione dei fondi strutturali in Calabria. Di seguito il testo integrale:

Quel che viene fuori dalla vicenda del “Santa Trada” appare come un disastro ambientale ed economico. Con
lavori finanziati con fondi Europei incassati e lavori demoliti. E nuove lavorazioni in violazione di Direttive
Europee e vincoli ambientali, norme nazionali disattese. Ma l’evoluzione dell’inchiesta induce a ritenere che
possano esserci altre sorprese ancora più gravi.
Il CODACONS di Reggio Calabria ha depositato oggi un pacchetto di atti formali diretti alla Procura Europea
(EPPO), all’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF), alla Commissione per il Controllo del Bilancio del
Parlamento Europeo, al Ministro della Giustizia ed all’Ispettorato dello stesso Ministero per denunciare
quello che appare come uno dei casi più gravi di spreco e possibile frode sui fondi strutturali europei mai
documentati in Calabria.
Nel dicembre 2022, la Regione Calabria approvava al Comune Villese un finanziamento sui fondi europei
(POR Calabria FESR-FSE 2014-2020) per la realizzazione del “Piccolo Parco Fluviale” in località Santa Trada”
(RC). L’opera veniva realizzata nell’alveo del torrente, in area classificata ad altissimo rischio idrogeologico
(R3/R4 della Carta PAI) e all’interno di una Zona di Protezione Speciale, sito protetto dalla rete europea
Natura 2000.
Mentre ancora non è definito il primo finanziamento veniva approvato un nuovo progetto, privo del parere
dell’Autorità di Bacino, di importo pari a 2.5 mln di euro. Sempre nella stessa area, con la prescrizione che
l’inizio dei lavori avrebbe dovuto essere preceduto dalla demolizione del “parco fluviale”. Il Comune di Villa
San Giovanni non comunicava nulla alla Regione, incassando il saldo sulla prima opera e nel mentre
provvedeva alla rimozione del parco in violazione del principio di durabilità delle opere fissato dall’Europa,
Gli esposti presentati dal CODACON al Delegato della Procura Europea nell’agosto scorso, con una successiva
richiesta di adozione di misure conservative reali, avevano solo l’effetto di rallentare “autonomamente” i
lavori perché l’Ufficio dell’EPPO rimaneva immobile, senza nemmeno procedere all’iscrizione dei fascicoli,
nonostante due pec per conoscere lo stato e l’esito del procedimento.
Solo dopo avere interessato la sede del Lussemburgo, il Delegato informava che un fascicolo era stato inviato
a Reggio Calabria, perché non coinvolgeva Fondi Comunitari e su ennesima sollecitazione, informava che il
primo procedimento era stato iscritto a modello 45, vale a dire nel registro delle “pseudo-notizie di reato”,
utilizzato per segnalazioni prive di rilevanza penale.
Tutto ciò in violazione degli Orientamenti della Procura Generale della Corte di cassazione del 19.12.2023 in
applicazione della cd “Riforma Cartabia” che obbliga alla iscrizione senza ritardo nel registro modello 21 se
l’autore è noto o al massimo 44 se è ignoto, nonché in violazione del dovere dell’EPPO di effettuare le indagini
anche su opere funzionali a quelle finanziate con fondi europei, senza fretta di delegare terzi.
“Ci sono poi elementi di contesto” — conclude l’Avv. Antonia Condemi del CODACONS – “e rapporti
istituzionali pregressi che potrebbero interessare la vicenda, oggi vicini ad ambienti politici contigui con
l’amministrazione coinvolta e che non ci convincono e che abbiamo portato all’attenzione della Camera
Permanente di Lussemburgo. Non accusiamo nessuno: chiediamo che siano le istituzioni competenti a
valutare.





