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Uccisero in carcere un educatore, adesso uno degli imputati vuole patteggiare

Uno degli imputati chiederà di patteggiare e l’altro di essere giudicato con rito abbreviato.

È emerso dall’udienza preliminare, iniziata oggi davanti al gup di Milano Marta Pollicino, sul caso dell’omicidio di Umberto Mormile, 34 anni, educatore del carcere di Opera, ucciso nelle campagne di Carpiano (Milano) più di trent’anni fa, l’11 aprile 1990, per il quale ora sono imputate, dopo la riapertura delle indagini, altre due persone, i collaboratori di giustizia Salvatore Pace e Vittorio Foschini.

In particolare, Foschini (63 anni e presente in aula), col legale Donatella Montagnani, ha preannunciato che nella prossima udienza (17 marzo) formalizzerà istanza di patteggiamento ad una pena in continuazione con la condanna nello storico processo alla ‘ndrangheta ‘Wall Street’. Pace, 66 anni, invece, col legale Salvatore Verdoliva, ha fatto presente che chiederà il rito abbreviato. Presente in aula il fratello della vittima, Stefano Mormile, parte civile con l’avvocato Fabio Repici.

La Procura di Milano, col pm Stefano Ammendola, aveva chiesto il rinvio a giudizio per i due per concorso nell’omicidio aggravato dalla modalità mafiosa, dopo che nei mesi scorsi il gip Natalia Imarisio aveva respinto una richiesta di archiviazione su opposizione del legale Repici.

Per questo omicidio “a colpi d’arma da fuoco” sono già stati condannati nel 2005 come mandanti i boss della ‘ndrangheta Antonio Papalia e Franco Coco Trovato e come “esecutori materiali” Antonio Schettini e Antonino Cuzzola e nel 2011, con altro verdetto definitivo, anche Domenico Papalia, anche lui mandante. Pace, scrive la Procura, si sarebbe messo a disposizione di Coco Trovato e dei Papalia “fornendo supporto logistico”, ossia avrebbe fatto consegnare da “appartenenti del suo gruppo” criminale “armi ed una moto per eseguire l’omicidio dell’educatore di Opera”. E Foschini, che faceva parte del clan di Coco Trovato, su “ordine di quest’ultimo” avrebbe dato “disposizioni ai sodali di fornire l’auto e una moto”.

Tutto ciò col fine di favorire la ‘ndrangheta e in particolare il boss Domenico Papalia. In aula oggi anche Giovanni Spinosa, ex pm a Bologna, consulente tecnico della parte civile Mormile.

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