HomeCronacaNdrangheta e usura in Lombardia, «Se non paghi ti gambizziamo»

Ndrangheta e usura in Lombardia, «Se non paghi ti gambizziamo»

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«Se non avessi onorato gli impegni sarei stato gambizzato, nella migliore delle ipotesi».

Sono le pesanti minacce subite e messe nero su bianco in un “memoriale” consegnato alla Dda milanese da una della vittime di un giro di usura ed estorsioni in Lombardia finito al centro di un’inchiesta della Squadra mobile che ha portato a 7 arresti, tra Milano e Pavia.

In carcere è finito Orlando Demasi, 46 anni, affiliato alla locale di ‘ndrangheta di Giussano (Monza e Brianza), collegata a un clan di Guardavalle (Catanzaro) e a cui nel 2019 erano stati già confiscati 3 milioni di euro dal Tribunale del capoluogo lombardo.

L’indagine, scrive il gip Fiammetta Modica nell’ordinanza emessa su richiesta del pm Francesco De Tommasi, si è concentrata proprio su Demasi, che ha la “dote” della “camorra” nel clan e che “vendeva denaro”, ossia faceva prestiti a tassi usurari fino al 30% al mese, e «tramite un giro di società allo stesso sostanzialmente riconducibili e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, forniva una copertura ad ingenti movimenti di soldi» per milioni di euro.

Negli atti viene citato anche il nome di Damiano Gattuso, zio di Gennaro, ex centrocampista del Milan e della Nazionale e allenatore del Valencia.

Nel provvedimento, però, il parente dell’ex rossonero non risulta tra gli indagati.

Il riferimento allo “zio del calciatore” emerge da una pagina di quel memoriale di una delle vittime dello strozzinaggio, un imprenditore che fu arrestato nel 2019 per un traffico di rifiuti e dalle cui dichiarazioni sono partiti gli accertamenti. Stando al suo racconto, sarebbe stato Damiano Gattuso a metterlo “in contatto” con Demasi.

La vittima ha parlato di un “incontro presso un bar a Gallarate”, provincia di Varese, a cui erano presenti lui, Damiano Gattuso e Demasi. Quest’ultimo gli avrebbe chiesto “di quanti soldi avessi bisogno e io gli dico 10mila euro, a tutta risposta lui mi dice – ha spiegato – ti costano il 40% (…) alla fine della discussione ci accordiamo per il 25% al mese”.

Demasi a quel punto avrebbe detto a Damiano Gattuso: «guarda che ne rispondi tu! Di questi soldi se lui non paga prima scanniamo a lui e poi veniamo da te! E a noi non interessa chi è tuo nipote».

Oltre ad un secondo episodio di usura, nelle carte si parla pure di un caso di presunta estorsione, legato ad una fornitura di droga, nel corso del quale il presunto ‘ndranghetista avrebbe sferrato “una testata” alla nuca “della vittima”.

Il “clima omertoso”, scrive il gip, «ha impedito” di accertare “altri episodi di pattuizioni usurarie ma appare pacifico” come Demasi “ponesse a disposizione di una platea di imprenditori le società cartiere e il sistema della false fatturazioni».

Egli stesso, secondo il gip, avrebbe detto “di svolgere questo ‘lavoro'” da molti anni

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