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Il “Pizi” di Palmi pronto a partire in sicurezza dopo i test sierologici

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Anche l’Istituto d’istruzione superiore “N.Pizi” di Palmi, come tutte le scuole su territorio nazionale, si prepara a riaprire i cancelli delle tre sedi in cui si compongono i suoi molteplici indirizzi di studio.

Dopo l’incessante lavoro, proseguito durante l’estate, nella individuazione del giusto distanziamento tra i banchi nelle singole aule, adesso, con la ripresa delle regolari attività dei dipartimenti per le nuove programmazioni si può dire che la voglia di tornare nelle aule fisiche è davvero tanta: la trepidazione di incontrare gli studenti, seppur a debita distanza, anima tutto il corpo docenti ed, in un certo senso, ostracizza quella paura del virus che comunque resta latente.

Su base volontaria, i docenti e tutto il personale Ata il 7 Settembre, nella sede centrale dell’Istituto si sono sottoposti al test sierologico, screening che proseguirà in altri due prossimi appuntamenti: un test veloce, che si risolve in soli 15 minuti e dà il risultato della pregressa infezione, o meno, al Covid-19. Finora tutti negativi gli esiti del personale scolastico e questo lascia ben sperare che, con la corretta collaborazione delle famiglie e degli studenti, in ottemperanza a quanto stabilito dal Ministero, la didattica possa veramente partire e rimanere, quanto più possibile, in presenza.

«Quello che auspichiamo è che tutta l’utenza ed il personale scolastico si attenga scrupolosamente alle indicazioni operative nell’ambito lavorativo per prevenire eventuali casi di Covid-19 – Queste le parole della Dirigente scolastica, Maria Domenica Mallamaci, nell’accogliere il Dott. Giovanni Costantino dell’ASP di Reggio Calabria – noi ce la stiamo mettendo tutta per garantire prevenzione e sicurezza nei locali scolastici, ma un grandissimo contributo deve fornirlo anche la famiglia di ogni singolo allievo, collaborando in quelle disposizioni, quali misurare la temperatura, per esempio, che sembrano ripetitive, ma che garantiscono la salubrità dell’intera comunità sociale. Si tratta di uno sforzo comune che renderà eventualmente arginabile il virus e più tempestivamente risolvibile qualsiasi caso dovesse presentarsi, nella peggiore delle ipotesi».

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