Discarica “La Zingara”, le associazioni: «Non è escluso il rischio di inquinamento»

Ieri l'incontro a palazzo San Nicola a Palmi

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Discarica La Zingara

Le Associazioni Agape di Sant’Eufemia, Alba di Ceramida, Circolo Armino di Palmi, Cittadinanza Attiva di Pellegrina, Nella Mia Città di Bagnara, ProSalus di Palmi e Terramala di Seminara ringraziano l’ing. Foti e il dott. Postorino dell’Ufficio Tecnico della Città metropolitana per aver accolto l’invito all’incontro che si è tenuto ieri, 15 ottobre 2020, nella sala del Consiglio comunale di Palmi, per discutere della discarica per rifiuti solidi urbani in corso di realizzazione in contrada La Zingara di Melicuccà e per aver espresso, nell’occasione, la volontà di procedere a ulteriori verifiche e approfondimenti. Ringraziano altresì le autorità istituzionali di Bagnara, Palmi e Seminara che hanno voluto prendere parte all’incontro mentre si rammaricano della mancata partecipazione di Melicuccà.

Dall’incontro, in particolare, è emerso che:

  1. L’entrata in esercizio della nuova discarica alla Zingara è prevista nei prossimi due mesi mentre il progetto di bonifica della preesistente discarica, come prescritto dall’autorità giudiziaria, non è stato ancora neppure elaborato;
  2. Alla Zingara verrebbero conferiti i rifiuti provenienti dall’intera Città Metropolitana ma non si può escludere che, nell’emergenza, altri comuni della Regione possano utilizzare la discarica;
  3. La discarica in costruzione, che avrà una capacità di 90 mila metri cubi, sarà saturata nell’arco di 12/18 mesi e anche molto meno, 6 mesi, se venisse utilizzata dall’intera regione Calabria;
  4. Il livello altimetrico, 580 metri sul livello del mare, la configurazione geologica dei luoghi, le numerose sorgenti d’acqua, la prossimità al sito dell’insediamento urbano di Pomarelli e del centro abitato di Sant’Eufemia, la presenza di coltivazioni di agricoltura pregiata e di varie altre attività produttive fanno della Zingara un luogo particolarmente problematico per la costruzione di una discarica;
  5. Le analisi di vulnerabilità sin qui eseguite non hanno neppure preso in esame le conseguenze che l’apertura della discarica potrebbe avere sulla sorgente Vina che dà acqua ai comuni di Melicuccà, Seminara e Palmi;
  6. La discarica si trova all’interno dell’area di ricarica delle falde acquifere e del bacino imbrifero che alimenta non solo Vina, anche Caforchie, i pozzi di San Procopio e un’innumerevole quantità di altri piccoli pozzi distribuiti nella zona;
  7. Per la sorgente Vina, in particolare, che si trova direttamente a valle della discarica, non è stata mai definita l’area di salvaguardia con le tre zone di tutela assoluta, di rispetto e di protezione secondo quanto prevede, a carico della Regione, l’art. 94 del Codice dell’ambiente (Dlgs 152/2006);
  8. Nonostante l’impiego delle migliori tecnologie nessuno è in grado di garantire che l’apertura della discarica non comporti il rischio di inquinamento di un ampio territorio con conseguenze irreversibili, in particolare, sull’acqua che beviamo.

Queste evidenze sono state condivise con i tecnici della Città metropolitana e, nonostante l’impegno da questi assunto per nuove indagini, siamo già in grado di concludere che non si può e non si deve mettere a rischio l’acqua che alimenta la nostra agricoltura e i nostri più elementari bisogni idrici per alleviare di sei mesi un’emergenza che dura da anni nell’incapacità della classe dirigente calabrese di affrontare con serietà la questione rifiuti.

Confidiamo che le amministrazioni dei comuni più direttamente interessati (Bagnara, Melicuccà, Palmi, San Procopio, Sant’Eufemia, Seminara), ora che sono consapevoli dei gravissimi rischi cui sarebbero esposti i propri cittadini a fronte del modestissimo contributo offerto al capoluogo reggino con la dilazione di sei mesi della sua gravosissima emergenza rifiuti, sapranno adeguatamente reagire. Se così sarà saremo al loro fianco in una battaglia che non ha colori politici. Noi continueremo, comunque, a vigilare e a informare affinché il diritto alla salute non sia sacrificato in nome di un’effimera risposta all’emergenza rifiuti.