Cosa mia: si riparte dalle intercettazioni ambientali

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PALMI – Inizia a prendere forma il maxi processo denominato “Cosa mia”, scaturito dall’operazione di Polizia che nel 2010 ha smantellato la rete di rapporti creatasi tra alcune della famiglie più potenti della Piana, che pretendevano di gestire in maniera arbitraria i lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Dopo la lunga fase iniziale di stallo che ha preceduto l’apertura del dibattimento, nella quale, tra eccezioni sollevate dalle difese e sospensioni decise dalla Corte sembrava non volesse decollare, oggi si è tenuta la seconda udienza nel corso della quale l’Ispettore Morrone, in servizio nella Squadra Mobile di Reggio Calabria, è stato sottoposto all’ esame  del Pubblico Ministero Roberto Di Palma.

Si parte da lontano, dall’operazione del 2007 denominata “Arca”, che portò all’arresto di diversi soggetti coinvolti nei subappalti dei lavori dell’Autostrada A3, e che si intreccia con il processo in questione per diversi motivi.

Cinque le intercettazioni ambientali prese in esame questa mattina, tutte intercettate nelle case circondariali in cui erano detenuti alcuni dei soggetti coinvolti nell’operazione “Arca” e che sono finiti anche in “Cosa mia”.

23 agosto 2007 – Nella sala colloqui del carcere di Secondigliano, dove si trova Giuseppe Gallico, viene intercettata una conversazione tra il detenuto, la figlia Italia e il figlio Antonino. E’ il giorno dopo gli arresti di Arca, i tre parlano del famoso tasso del 3% sul totale dei lavori, che sarebbe andato alla famiglia al termine dei lavori.

1 febbraio 2007 – Sempre a Secondigliano, Giuseppe Gallico insieme al figlio Antonino parla di alcune ditte che stavano eseguendo i lavori sull’A3, ed in particolare, Giuseppe chiede al figlio se Rocco, sui fratello, riscuoteva regolarmente il denaro “illecito”. Antonino rassicura il padre, dicendo che lo zio Rocco provvedeva a ritirare questi soldi. Parlano inoltre di un furto subito all’interno di una delle ditte che hanno in appalto i lavori di ammodernamento dell’autostrada, senza però fare nome esplicito.

19 gennaio 2007 – All’interno della casa circondariale Regina Coeli di Roma, viene intercettato un colloquio tra Giuseppe Bruzzise, detenuto, Diego Rao, Domenica e Maria Bruzzise. Anche qui si parla di denaro proveniente dai lavori dell’autostrada, e si parla di spartizioni tra le famiglie. “Il 50% è per la famiglia Santaiti, il 30% è per i ‘ndoli (i Gioffrè di Seminara) ed il 20% per i bracchi (Laganà)”, riferisce l’Ispettore Morrone.

12 gennaio 2007 – Ancora carcere di Regina Coeli, ancora soldi da dividere tra le famiglie di Seminara. Parla Giuseppe Bruzzise assieme al figlio Giovanni, a Carmela Carbone ed Elena Sgro.

5 gennaio 2007 – Nel carcere romani di Regina Coeli vengono intercettati, e ripresi dalle telecamere di sorveglianza, Giuseppe Bruzzise, Vincenzo Cambareri e Rocco Carbone. Si parla di episodi delittuosi, di omicidi, ma anche di denaro. Quel denaro, la tangente, che “Roccali”, identificato poi in Matteo Gramuglia, andava a ritirare personalmente.

Al termine dell’esame del Pubblico Ministero, è stata la volta dei collegi difensivi, che hanno svolto il contro esame.

Viviana Minasi