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Contrada La Zingara: tutti i mali della discarica

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Calogero, Barillà, Rositani

PALMI – La discarica dei veleni, quella di contrada La Zingara, torna prepotentemente al centro dell’attenzione non, come dovrebbe essere, delle istituzioni politiche locali, ma della società civile, impegnata in una lotta in difesa del territorio e della salute dei cittadini.

Legambiente e Cgil, insieme, hanno sposato questa causa, ed hanno per mesi “studiato” le carte del progetto di costruzione della discarica, ed effettuato sopralluoghi in contrada La Zingara, rilevando una serie di irregolarità che hanno già prodotto ben due esposti alla Procura della Repubblica di Palmi, a cui se ne aggiungerà un terzo lunedì, a firma della Cgil.

Il sindaco di Bagnara, Cesare Zappia, e Francesco Falcone, direttore di Legambiente Calabria, hanno infatti scritto formalmente al Procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, informandolo delle tante irregolarità, e della pericolosità della costruenda discarica di contrada La Zingara, che ricade nel territorio di Melicuccà ma che è molto più prossima ai Comuni di Bagnara e Sant’Eufemia d’Aspromonte.

Rotto definitivamente il muro del silenzio, nonostante nei mesi scorsi se ne sia abbondantemente parlato, adesso i politici e la magistratura non hanno più scuse: tutti i “mali” sono stati portati alla luce.

L’apprezzabile impegno di Mimmo Rositani, il Vigile del Fuoco che in estate ha fatto scoppiare il caso discarica in seguito ad un lavoro di controllo effettuato direttamente sul campo, è tutto racchiuso in un filmato di diversi minuti, nel quale è documentata la presenza della falda acquifera proprio sotto il terreno su cui si sta procedendo a costruire la discarica.

“Lo abbiamo certificato, è ormai fuori dubbio che in quell’area non potrà sorgere la discarica che Melicuccà vuole – ha detto Rositani – Quel territorio ha già pagato a caro prezzo la cattiveria dell’uomo, che ha fatto di esso una discarica a cielo aperto, nella quale nel 2006 è “misteriosamente” scoppiato un incendio che ha compromesso per settimane la respirabilità dell’aria nella Piana”.

Il lavoro di Rositani e delle persone che hanno insieme a lui eseguito l’inchiesta sul sito di contrada La Zingara, ha fatto emergere una serie di irregolarità: la presenza, pericolosa, di un elettrodotto proprio sul sito di contrada La Zingara; la presenza di un oliveto che è già di per sé elemento che impedisce la costruzione di discariche; l’esistenza di un centro abitato, quello di contrada Bomerello di Bagnara.

La Cgil, rappresentata da Antonino Calogero, ha annunciato che lunedì consegnerà in Procura l’ennesima querela, invitando le forze inquirenti ad intensificare il lavoro di inchiesta giudiziaria, per accertare anche giuridicamente l’illegittimità di questa discarica.

“Non possiamo pensare che l’unico modo per uscire dall’emergenza rifiuti in Calabria, sia costruire una nuova discarica – ha detto Calogero – Sappiamo tutti che quel territorio è “proprietà” di una delle famiglie ‘ndranghetiste più potenti del territorio, non possiamo fingere che questo non sia un dato che fa riflettere”.

Chiamata infine in causa anche la Provincia di Reggio Calabria, che ha dato il via libera alla costruzione della discarica, non tutelando la salute dei cittadini e l’ambiente.

“Sappiamo che c’è in corso un’indagine della Polizia Provinciale, che speriamo servirà a fare luce sulle tante irregolarità che noi abbiamo riscontrato, ma che sono chiare agli occhi di tutti – ha commentato Nuccio Barillà, responsabile Legambiente Calabria – E’ troppa l’indifferenza verso le questioni ambientali, e questa discarica è l’emblema dell’indifferenza più totale”.

Viviana Minasi

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