Confiscati i beni a un imprenditore contiguo al clan Pesce

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Guardia di Finanza

ROSARNO – Beni per un valore complessivo stimato intorno ai 2 milioni e 200 mila euro sono stati confiscati a Domenico Fortugno, un imprenditore considerato contiguo al clan Pesce di Rosarno.

La confisca è stata effettuata dagli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi.

La confisca ha riguardato le quote sociali e il patrimonio aziendale di due società di trasporti (Calabria Trasporti Sas e Medma Trans Sas) e le quote di un fondo comune di investimento mobiliare.

L’imprenditore è stato già condannato in primo grado a 16 anni di reclusione nel processo All inside per associazione per delinquere di tipo mafioso e a 5 anni nel processo Califfo per intestazione fittizia, aggravata dalle finalità mafiose. Fortugno è sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

L’attività di indagine dei finanzieri ha permesso di accertare la sproporzione tra il patrimonio effettivo di Domenico Fortugno e i redditi dichiarati.

Secondo gli inquirenti, le società di trasporto, formalmente non intestate a Fortugno, erano gestite dall’imprenditore con il sostegno dei Pesce.

Anche la collaboratrice Giuseppina Pesce ha confermato quanto scoperto dagli investigatori, evidenziando che Fortugno, dopo aver sposato la cugina del boss Fracesco Pesce (u testuni) avesse cambiato vita. Prima era un soggetto dedito alle rapine mentre dopo era diventato un imprenditore nel settore dei trasporti.