Calabria, regione virtuosa durante il lockdown: lo studio di Eurispes

Importante il lavoro sul campo svolto dalle forze dell'ordine, alleati dei calabresi nella lotta al virus

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Una regione virtuosa.

È così che “L’Eurispes”, la rivista dell’Istituto di ricerca e di studi economici, politici e sociali definisce la Calabria in un articolo pubblicato lunedì scorso a firma del direttore della sede di Eurispes Calabria, Maurizio Lovecchio.

Virtuosa perché attenta e ligia al dovere nel più difficile dei momenti vissuti dal secondo dopoguerra a oggi, quello della pandemia da Coronavirus, scoppiata a inizio 2020 e ancora in corso, sebbene con numeri decisamente in calo. Virtuosa perché, ci racconta Maurizio Lovecchio, qualcuno si è messo al suo fianco, ha dialogato con essa, ha ascoltato e dato consigli. Quel qualcuno è lo Stato: lo Stato che in Calabria ha da sempre dovuto agire con forza e mostrare il pugno duro, lo Stato che ha dovuto esibire ordinanze e manette e fare piazza pulita di coloro che inquinano questa regione.

Il lavoro svolto dal direttore di Eurispes Calabria, Maurizio Lovecchio, in collaborazione con la nostra testata giornalistica, ha messo in luce alcuni importanti aspetti legati alla gestione della fase 1 del lockdown dei mesi di marzo e aprile. 

1.231 i casi di coronavirus accertati in Calabria (dato aggiornato al 17 Luglio, oggi i casi sono 1.262) dall’inizio dell’emergenza sanitaria, numeri bassi, bassissimi che hanno un loro perché: i calabresi – ci racconta il direttore di Eurispes Calabria, Lovecchio – hanno visto nello Stato un loro alleato e non, come purtroppo spesso succede, un nemico che manda le forze dell’ordine a bussare alla porta per mettere le manette ai polsi.

I calabresi si sono fidati di polizia e carabinieri, e a loro volta le forze dell’ordine si sono messe al fianco della gente, invitando con il dialogo a rispettare quanto la normativa prevedeva, ovvero invitando i calabresi a rimanere in casa per evitare che il virus si diffondesse ulteriormente.

I risultati sono stati straordinari: la Calabria è rimasta in fondo alla classifica dei contagi e quel che più colpisce, è il numero esiguo di sanzioni elevate.

Il direttore Maurizio Lovecchio riporta nel suo articolo alcuni dati esemplari, forniti dal Ministero dell’Interno. In Provincia di Reggio Calabria, nel periodo dal 27 marzo 2020 al 12 aprile 2020 sono state elevate 2.091 sanzioni su 66mila controlli eseguiti, un rapporto che è pari al 3%; in provincia di Brescia, una delle aree di maggiore contagio in Italia, l rapporto tra controlli e sanzioni è stato superiore al 6% nello stesso periodo di riferimento.

Simbolico anche il caso della provincia di Crotone, dove tra il 10 ed il 17 marzo, e quindi nei primissimi giorni di lockdown, si è verificato un evento sismico di notevole importanza, al quale si è unito lo sbarco di 12 migranti. In questa difficile situazione, la task force coordinata dalla Prefettura è riuscita a gestire al meglio la situazione di pericolo: su 2.415 controlli, solo 312 denunce per un rapporto che è pari all’1,2%.

La Fase 1, in Calabria, è terminata con un rapporto tra controlli e sanzioni pari all’1,8%: 221.096 persone controllate, 3.996 sanzioni e 288 denunce.

A lungo abbiamo sentito dire che la Calabria l’ha salvata il sole, o la genetica, o addirittura la fortuna; in realtà la Calabria si è salvata da sola e grazie allo Stato.

Lo studio di Eurispes Calabria, che ha a Palmi una sua sede, in via Cilea, può rappresentare un punto di partenza fondamentale nella costruzione di un rapporto di fiducia tra i calabresi e lo Stato, un rapporto che può crescere solo con una dose massiccia di fiducia reciproca e avendo come obiettivo condiviso la tutela ed il sostegno del bene comune e la lotta al crimine.