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Brexit, la riflessione di Aurora sul risultato del referendum. “Delusa più che spaventata”

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Aurora Saffioti ha lasciato l’Italia nel maggio del 2010; è di Palmi e dopo la laurea magistrale in Lingue conseguita all’Istituto Orientale di Napoli, ha raggiunto il suo fidanzato – oggi marito – in Gran Bretagna. Attualmente vive a Cheltenham, nel Gloucestershire, lavora alla Kohler, un’azienda americana, e riveste il ruolo di Team Leader dell’ufficio contabilità.

Ha vinto il leave al referendum, consegnando di fatto una Gran Bretagna spaccata e confusa. Nella regione in cui vivi quale risultato ha prevalso?
A Cheltenham ha vinto il remain con il 56.2%

Sei uno degli oltre 600 000 italiani che vivono in Gran Bretagna, temi davvero che se il Parlamento britannico dovesse rispettare l’esito del referendum, la tua vita in Gran Bretagna cambierà, e se sì come?
Ritengo sia difficile da prevedere al momento. Personalmente, nel breve termine, non credo che la mia vita cambierà di molto. Sul lungo termine c’è invece molta incertezza, e questo mi preoccupa un po’ di più.
Quando, stamattina, ho letto i risultati del referendum il mio stato d’animo comunque non era di timore quanto di delusione. Credo che questa preferenza, almeno per la maggior parte degli Inglesi, sia stata dettata più da un sentimento di pancia che da una reale certezza di quello che si sarebbe potuto ottenere di concreto dal punto di vista economico. Col voto di ieri la maggioranza degli inglesi ha chiaramente espresso di non aver bisogno dell’Europa e, quindi, degli europei facendoci sentire non proprio ben voluti.

I sostenitori del leave hanno puntato molto sull’occupazione nella loro campagna in favore della Brexit; pensi ci sia davvero il rischio di un delocalizzazione del lavoro, con l’uscita dall’UE?
La delocalizzazione del lavoro credo sia uno dei rischi maggiori nel lungo termine per l’economia inglese a questo punto. E’ anche vero che adesso inizia tutta una fase di rinegoziazione dei trattati economici con l’UE che non è detto costringano le imprese a delocalizzare. Dovremo aspettare un paio di anni per avere delle risposte più certe.

Per quale motivo hai scelto la Gran Bretagna come Paese in cui vivere?

La scelta è stata più dettata da circostanze non propriamente volute o cercate. Mio marito, all’epoca il mio fidanzato, lavorava per un’azienda italiana che gli propose un contratto di distacco qui in Inghilterra. Una volta laureata, decisi di raggiungerlo e di cercare lavoro qui. La scelta poi di rimanere è venuta dopo, quando ci siamo resi conto che qui avremmo avuto molte più opportunità a livello lavorativo e, probabilmente, un tenore di vita più alto.

Secondo te chi ha perso, la Gran Bretagna o l’UE?
Direi entrambe. Sono un’europeista convinta e ritengo che l’Europa abbia bisogno della Gran Bretagna tanto quanto la Gran Bretagna abbia bisogno dell’Europa. Non condividevo la scelta di uscire anche perché’ non vedevo per l’Inghilterra nessuna motivazione valida all’uscita dall’Europa. La loro partecipazione come Stato membro aveva sicuramente più vantaggi che svantaggi.

Se avessi potuto votare, cosa avresti scelto e perché?

Ovviamente per il remain e per le motivazioni già dette sopra.

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