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Sono partiti per Crotone i 17 profughi rimasti al campo di accoglienza

profughi stazione rosarnoSAN FERDINANDO – Sono partiti nel tardo pomeriggio alla volta di Crotone i 17 profughi eritrei rimasti all’interno del campo allestito ieri nella zona industriale del Porto di Gioia Tauro.
La loro partenza ha segnato la chiusura del campo e la fine di una vicenda che ha coinvolto emotivamente l’intera Piana di Gioia Tauro.

Erano arrivati nel primo pomeriggio di ieri in 284, (guarda il video) ed erano stati portati in uno dei tanti capannoni della zona industriale a poche centinaia di metri dal centro abitato di Rosarno.

Al calare del sole hanno però deciso di scappare per evitare di essere identificati e si sono dileguati nelle campagne circostanti. Solo in sei hanno passato la notte all’interno del capannone. Stamattina hanno deciso poi di rientrare anche altri undici ragazzi. Una volta arrivati a Crotone chiederanno lo status di rifugiati politici.

Le altre 260 persone stanno invece lasciando la Piana in piccoli gruppi per provare a raggiungere parenti, amici sparsi per l’Europa. Ancora una volta sono stati i rosarnesi a mettere in moto la macchina della solidarietà per assistere e ad aiutare in maniera discreta i migranti sparsi per il territorio.

Nel corso della giornata hanno preso autobus e treni per raggiungere Roma e da li continuare il proprio viaggio fino alle diverse destinazioni.

Sono scappati dal campo per non essere identificati e traferiti al Centro per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Crotone. Quasi tutti proveranno a raggiungere le nazioni del nord e centro Europa prima di effettuare la domanda per ottenere lo status di rifugiato politico. In questi paesi le tutele per i migranti sono maggiori rispetto a quelle italiane.

Le forze di Polizia, le associazioni di volontariato e tutti gli enti coinvolti hanno fatto il possibile per accogliere al meglio queste persone, approdate dopo un lungo calvario al Porto di Gioia Tauro, ma ancora una volta la grottesca legge sull’immigrazione italiana ha spinto i profughi verso una rischiosa e rocambolesca fuga pur di non rischiare di cadere nelle lentezze e nei cavilli della nostra burocrazia.
Lucio Rodinò

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