Si è rivelata fondamentale nell’inchiesta denominata Happy dog, la collaborazione con la Polizia, dell’imprenditore fortemente vessato da richieste estorsive.
I tentativi di estorsione sono iniziati nel 2014 ed erano finalizzati a costringerlo a rinunciare all’espletamento del servizio di custodia e assistenza di cani randagi del comune di Taurianova.
Il servizio aveva la durata di tre anni, ed era stato bandito dalla Suap di Reggio Calabria, nell’aprile di quellanno, per un importo di 284 mila e 700 euro.
La rinuncia avrebbe dovutofavorire gli imprenditori taurianovesi Antonio e Francesco Fava, la cui società (Happy Dog srl) era stata affidataria del servizio fino a quando non era stata estromessa dalla partecipazione alla nuova gara a causa di un’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Reggio Calabria.
“Ulteriori tre richieste estorsive – si legge in una nota diffusa dalla Polizia – poste in essere nel 2016 da Domenico Marando erano finalizzate ad ottenere la somma di 58 mila euro, per conto di esponenti della ‘ndrangheta di Sant’Ilario, oggetto di una precedente pretesa estorsiva rimasta insoddisfatta; altre somme di denaro per sé, quale corrispettivo per l’opera di mediazione con un suo zio detenuto in carcere e, infine, un terreno confinante con il suo che, in seguito alle resistenze della vittima, veniva danneggiato da un incendio ad opera di ignoti”.
Numerose intercettazioni hanno consentito agli inquirenti di acquisire solidi riscontri alle ipotesi di accusa nei confronti degli indagati.
L’operazione Happy dog è stata effettuata dalla Polizia di Stato, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
Sono stati eseguiti 11 provvedimenti di custodia cautelare (3 in carcere, 4 agli arresti domiciliari, 3 obblighi di dimora e presentazione alla Polizia giudiziaria e un obbligo di dimora).
Le 11 persone colpite dal provvedimento sono accusate a vario titolo, di tentata estorsione e illecita concorrenza con minaccia e violenza, commesse con l’aggravante del ricorso al metodo mafioso; turbata libertà degli incanti; intestazione fittizia di beni e truffa aggravata.
Sono stati arrestati e sono in carcere i fratelli Francesco e Antonio Fava, imprenditori di Taurianova ritenuti vicini alla cosca Viola – Zagari – Fazzalari, gestori di un canile a Taurianova e Domenico Marando, nipote del boss di Platì Domenico Papalia.
Sono ai domiciliari: Luigi Bartolo, titolare di un canile a Melissa; il direttore del servizio veterinario dell’Asp di Reggio Calabria Antonino Ammendola; il dirigente del servizio veterinario di Locri Vincenzo Brizzi e Maria Antonia Catania, rappresentante locale di unassociazione animalista.
Disposto l’obbligo di dimora e della presentazione alla Polizia Giudiziaria nei confronti di rappresentanti e commercianti di prodotti per animali.
Nel corso dell’operazione sono state sequestrate le imprese Happy Dog s.rl. e Rifugio Canino il Parco s.r.l. con sede a Taurianova e Mister Dog s.r.l. con sede a Rocca di Neto, operanti nel settore della custodia e assistenza di cani randagi.
L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria – sviluppata dal 2014 al 2016 dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di di Bovalino – avrebbe accertato l’infiltrazione nel settore canino di persone vicine alla cosca Zagari – Fazzalari – Viola di Taurianova con conseguente condizionamento degli appalti indetti dal quel comune della piana di Gioia Tauro per l’assegnazione dei servizi di custodia e assistenza di cani randagi nei canili.
Gli inquirenti avrebbero documentato azioni intimidatorie ed estorsive nei confronti di un imprenditore operante nella Locride nello stesso settore, vessato anche da soggetti vicini alle cosche operanti nel territorio di Platì e Sant’Ilario sullo Ionio.
L’indagine avrebbe fatto emergere condotte di concorrenza sleale finalizzate ad ostacolare e screditare l’operato del titolare del canile della Locride – che si era aggiudicato l’appalto di Taurianova – anche attraverso campagne mediatiche e denigratorie, con il coinvolgimento di trasmissioni televisive locali e nazionali, realizzate con il concorso di funzionari pubblici infedeli, che ponevano in essere comportamenti ostruzionistici nell’esercizio delle loro funzioni in danno della vittima, ed esponenti locali di associazioni animaliste; nonché infine di accertare alcuni delitti di intestazione fittizia di beni poste in essere al fine di partecipare ad alcune gare di appalto nel settore canino, nel tentativo di superare gli impedimenti derivanti dalle interdittive antimafia disposte dalla Prefettura di Reggio Calabria, con conseguente truffa aggravata ai danni di Enti comunali.
