
Hanno aspettato l’arrivo del buio per dare il via alla fuga. Le donne con i bambini hanno fatto da ariete per tutto il gruppo che ha iniziato a correre e a dileguarsi tra i campi della zona industriale.
Temevano dopo il riconoscimento di venire rinchiusi in un centro di accoglienza o, nel peggiore dei casi di essere rimpatriati.
Di nuovo in fuga dunque, nonostante i quattro giorni stipati su un vecchio barcone in balia delle onde.
Il loro incubo si era concluso nelle acque di competenza maltese a circa 60 miglia da Lampedusa. Li ieri era stato lanciato l’allarme con un telefono satellitare e in pochi minuti era giunto il primo soccorso dalla Capitaneria maltese.
In quelle ore a Gioia partiva la macchina organizzativa messa in piedi dalla Capitaneria di Porto insieme alla Polizia, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza.
Ad attendere la porta container e il suo insolito carico umano sulla banchina nord del Porto di Gioia Tauro (guarda il video) c’erano i volontari della Croce Rossa, della Protezione civile, di Emergency e della Caritas.
Un ragazzo e un uomo sono stati ricoverati all’ospedale di Gioia Tauro per ricevere delle cure, mentre sta bene ed è scappata con gli altri la donna 22enne all’ottavo mese di gravidanza.
Nel corso del pomeriggio il capannone era stato attrezzato. Sono arrivate le brandine ed i bagni chimici, che a questo punto non hanno più senso.
Poco dopo le 23 al campo erano rimaste due pattuglie di Polizia e Carabinieri, sei profughi e una enorme distesa di brandine aperte ma mai utilizzate.
Lucio Rodinò