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Yalda, la notte più lunga: il solstizio che celebra la luce

Il 21 dicembre, in coincidenza con il solstizio d’inverno, gli iraniani celebrano la Notte di Yalda, conosciuta anche come notte di Cheleh: la più lunga dell’anno, simbolo del passaggio dall’oscurità alla luce. Radicata in un calendario millenario e intrecciata con il culto mitraico, questa festa rappresenta da sempre la vittoria del sole e della bontà sulle tenebre e sul male. Ancora oggi, tra fuochi accesi, abiti rossi, frutti come melograni e angurie, poesie e racconti tramandati dagli anziani, Yalda continua a essere un ponte tra passato e presente, capace di diffondersi oltre i confini dell’Iran e di arricchirsi di nuove tradizioni in diversi paesi del mondo.

La notte di Yalda, o notte di Cheleh, è una delle più antiche celebrazioni persiane. Questa notte è la più lunga di tutto l’anno: inizia al tramonto dell’ultimo giorno d’autunno e termina con l’alba del primo giorno d’inverno, il 21 dicembre. Gli iraniani celebrano due momenti importanti dell’anno, secondo un calendario di circa 7.000 anni:

  1. il solstizio d’estate, che inizia nel mese di Tir; (corrispondente a giugno-luglio)
  2. il solstizio d’inverno, che inizia in Dey (corrispondente a dicembre-gennaio).

Nell’antico Iran, la vita delle persone era basata sull’agricoltura e sull’allevamento, e gli effetti del clima erano molto importanti. Attraverso osservazioni ed esperienza, le persone avevano compreso i continui cambiamenti del giorno, della notte e delle stagioni. Da queste osservazioni nacque la credenza che giorno e notte, luce e oscurità fossero in lotta costante: i giorni più lunghi erano un segno della vittoria della luce, mentre i giorni più corti indicavano la vittoria delle tenebre. Le persone vedevano l’impatto della luce e dell’oscurità, del caldo e del freddo sulla loro vita e, da queste impressioni, conclusero che la luce, il giorno e il sole fossero simboli del Creatore e della bontà, mentre la notte e il freddo rappresentassero il male e l’impurità.

Per questo celebravano l’ultimo giorno d’autunno, la notte più lunga dell’anno: dal giorno successivo le giornate cominciano ad allungarsi e il Creatore, simbolicamente, trionfa sul demone delle tenebre.

La religione mitraica, o mitraismo, diffusa in Iran prima dello zoroastrismo, rappresentava l’amore e l’affetto e fungeva anche da mediatore nei trattati. Mitra era giudice tra i guerrieri e puniva i bugiardi e i violatori dei patti. Il simbolo di questo dio era un anello, e alcuni ritengono che la tradizione dell’anello nuziale derivi proprio da questo mito. Anche il sole era un simbolo esteriore di Mitra.

I mitraisti consideravano la notte di Yalda come la notte della nascita di Mitra, dio dell’amore. Si credeva che, in una lunga e fredda notte, il dio dell’amore apparisse in una caverna profonda e portasse la luce del sole. Gli iraniani ritenevano che l’amore, con mille occhi, osservasse gli uomini dal cielo affinché non mentissero; per questo motivo gli iraniani erano considerati molto onesti rispetto ad altri popoli.

Dopo la conversione allo zoroastrismo, i seguaci di Mitra si rifugiarono in Asia Minore. Nel I secolo a.C., i Romani conquistarono questa regione e il mitraismo si diffuse gradualmente a Roma attraverso i prigionieri di guerra. Il culto di Mitra si propagò tra mercanti, soldati e persino tra gli imperatori romani; all’inizio del IV secolo esistevano più di trecento templi mitraici solo in Italia. In quell’epoca, la maggior parte dei Romani celebrava la notte di Yalda.

Infine, l’imperatore Costantino I, interessato al cristianesimo, nel 313 d.C. emanò un decreto che ufficializzava il culto dei cristiani. Egli cambiò la data della nascita di Mitra sovrapponendola a quella di Cristo, sostenendo che i cristiani non avessero una data precisa per la nascita di Gesù e che Gesù fosse “l’incarnazione della luce”. Per questo fissò la nascita di Cristo il 22 dicembre, il giorno dopo del compleanno di Mitra; la data fu poi spostata al 25 dicembre a causa di diversi calcoli legati agli anni bisestili. Carl Jung, il famoso psicologo svizzero, ha espresso varie riflessioni sul mitraismo e, nel suo libro “Il simbolo della trasformazione”, ha analizzato ampiamente le influenze del mitraismo sul cristianesimo.

La celebrazione della notte di Yalda che gli iraniani celebrano ancora oggi (21 dicembre), prevede l’accensione di un fuoco, simbolo del sole, per tenere lontane le forze negative e demoniache; si indossano abiti rossi e si prepara una tavola con cibi rossi e frutta rossa come melograni e angurie. Il rosso simboleggia il sole e la diffusione del colore rosso del Natale nel Cristianesimo, potrebbe essere avvenuta grazie ai Romani, che lo hanno preso dalla notte di Yalda degli iraniani, un interessante parallelismo che smentirebbe la teoria che attribuisce ad una nota bevanda la diffusione del rosso nella tradizione natalizia.

Altri elementi tradizionali della tavola sono il braciere, l’incensiere, il bruciatore di incenso e il barsam, uno strumento per pregare realizzato con un ramo di una pianta speciale o in ottone o argento. Familiari e amici si riuniscono: gli anziani recitano poesie e racconti, mentre danze e musiche accompagnano la festa. Molti matrimoni venivano celebrati in questa notte, motivo per cui, fin dall’antichità, in alcune regioni dell’Iran l’abito da sposa è rosso.

La notte di Yalda dell’antico Iran è oggi celebrata in molti paesi (Cina, Giappone, Vietnam, Corea, Afghanistan, Pakistan, Scozia, Sud America, tra gli indigeni dell’Arizona settentrionale e dell’Africa occidentale), ma ogni paese ha aggiunto le proprie tradizioni e cerimonie.

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