Inquieto Notizie

Usura e gps incastrano Toro Mazzaferro

La casa di Musco


Quella richiesta d’arresto giaceva nell’ufficio del gip di Palmi da più di un anno. I carabinieri di Gioia Tauro, guidati dal maggiore Francesco Cinnirella, avevano capito da tempo che dietro l’omicidio del barone Livio Musco c’era una questione legata all’usura.

Il nome di Teodoro “Toro” Mazzaferro era già stato messo nero su bianco dalla procura di Palmi nella richiesta d’arresto, che aveva recepito l’informativa redatta dai militari dell’Arma della città del porto.

La notizia non scritta sul comunicato è che nel registro degli indagati figura anche un parente stretto della vittima, quel Berdji Domenico Musco che era stato interrogato nelle ore successive al delitto e per il quale il gip Paolo Ramondino ha rigettato la richiesta di arresto. Per il giudice per le indagini preliminari, infatti, le prove a carico del nipote di Livio Musco non sarebbero sufficienti per giustificare il carcere.

Secondo i carabinieri di Gioia Tauro e l’ufficio di procura diretto dal procuratore capo Ottavio Sferlazza, però, alcuni elementi incastrerebbero Domenico Musco.

Il giovane si trovava nell’appartamento al piano superiore del palazzo della famiglia Musco a via Valleamena a Gioia Tauro. Interrogato nelle ore successive al delitto, avvenuto la sera del 23 marzo 2013, l’uomo avrebbe dichiarato di non avere sentito gli spari né di essersi reso conto di quanto stesse accadendo nello studio a piano terra dello zio. C’è di più: Domenico Musco, secondo quanto appreso nella giornata di oggi, sarebbe risultato positivo allo stub, elemento che secondo gli inquirenti prefigurerebbe un ruolo attivo nell’omicidio del barone.

Per il gip, però, nella ricostruzione degli inquirenti mancherebbe il movente (che per Mazzaferro sarebbe economico) e, inoltre, le particelle di polvere da sparo rinvenute sui vestiti di Domenico Musco potrebbero dipendere da una contaminazione avvenuta sulla scena del delitto nel corso dei soccorsi prestati dal più giovane dei Musco allo zio. Anche se la richiesta d’arresto è stata rigettata, Domenico Musco detto Berdji rimane indagato dalla procura di Palmi.

Teodoro Mazzaferro è stato arrestato questa mattina nella sua casa a Tonnara di Palmi. L’anziano, originario di Gioia Tauro, secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, avrebbe prestato denaro a strozzo al barone Musco. Ma ci sarebbe di più: Toro Mazzaferro sarebbe stato incastrato dal gps del suo cellulare che, la sera del delitto, lo collocherebbe sulla scena del crimine.

I contorni della vicenda non sono stati resi noti dagli inquirenti, ma appare difficile non collegare l’omicidio con l’intimidazione che Musco aveva subito il 17 novembre 2012, quando una bomba a basso potenziale fu piazzata sotto la sua auto. I carabinieri lo interrogarono più volte tentando di carpire elementi utili all’indagine. Musco, però, non collaborò con gli inquirenti. Se lo avesse fatto, forse, sarebbe ancora vivo.
Francesco Altomonte

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