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Torino 2026, 21 marzo: la memoria che unisce l’Italia. I ragazzi Medmei accanto ai giovani di Libera

Fame di verità e giustizia: un ponte tra i giovani medmei e gli studenti di Torino. L’Italia anche quest’anno ha rinnovato la giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, giunta alla trentunesima edizione. Per il 2026 la città scelta è stata Torino, che è tornata ad ospitare la manifestazione nazionale a vent’anni di distanza dall’edizione del 2006. Qui si è concentrato il cuore delle iniziative promosse da Libera, la rete fondata da don Luigi Ciotti, insieme a numerose realtà scolastiche, sociali e istituzionali. La giornata si è aperta con un grande corteo che ha attraversato la città: partenza da Piazza Solferino e arrivo in Piazza Vittorio Veneto, dove si è tenuto il momento più significativo, intenso e commovente dell’intera manifestazione, quello della lettura dell’elenco delle vittime innocenti delle mafie. Non un semplice rito, ma un gesto carico di significato: ridare nome, dignità e memoria a chi è stato ucciso dalla violenza mafiosa. I nomi letti sono stati 1117, un elenco che continua a crescere anno dopo anno, con nuove storie che emergono e chiedono riconoscimento. Questo elenco, definito spesso un “rosario civile”, ha rappresentato il cuore della giornata: ogni nome rappresenta una vita spezzata, una famiglia, una storia che non deve essere dimenticata. Lo slogan scelto per questa edizione è stato “Fame di verità e giustizia”, un messaggio forte che richiama il bisogno, ancora oggi, di fare luce su molte vicende irrisolte. Don Luigi Ciotti ha sottolineato come per molti familiari delle vittime la verità non sia ancora completa, e senza verità non può esistere una piena giustizia. Questa ricorrenza nasce nel 1996, quando per la prima volta venne letto pubblicamente l’elenco delle vittime innocenti. Da allora è diventata un appuntamento fisso della coscienza civile italiana ed un appuntamento fisso, attraverso eventi, laboratori didattici, seminari, per la preside Mariarosaria Russo e per le generazioni di giovani che Ella ha formato in tutte le scuole da lei dirette, al fine di costruire percorsi di memoria, impegno, responsabilità, corresponsabilità, condivisione e partecipazione. Dal 2017 lo Stato italiano l’ha riconosciuta ufficialmente con una legge, rendendola una giornata nazionale dedicata alla memoria e all’impegno contro le mafie. La scelta del 21 marzo non è casuale: è il primo giorno di primavera, simbolo di rinascita e speranza, ma anche di un impegno che deve essere coltivato nel tempo. Accanto alla manifestazione nazionale, in tutta Italia si sono svolti incontri nelle scuole, iniziative culturali, momenti di riflessione pubblica e percorsi educativi sulla legalità. ‘La presenza dei giovani accanto a Libera”, ha dichiarato la Russo, continua ad essere centrale: la memoria diventa così uno strumento per costruire futuro e consapevolezza. Il 21 marzo non è solo commemorazione. È una presa di posizione collettiva. È il giorno in cui l’Italia si ferma a ricordare che dietro ogni parola come “mafia” ci sono persone reali: magistrati, giornalisti, imprenditori, agenti, cittadini comuni. E soprattutto è il giorno in cui si ribadisce un principio semplice ma fondamentale: ogni vittima ha un nome, una storia, una dignità che non può essere cancellata.

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