
Un’evoluzione collettiva confermata anche dalle forze militari operanti sul territorio, seppure in via informale.
Se da un lato la microcriminalità è un fenomeno in recessione, dall’altro le cosche riescono ancora a ritagliarsi una fetta importante del tessuto sociale e l’atteggiamento omertoso, benchè non generalizzato, non è purtroppo totalmente scomparso.
“Cittanova è un paese sereno ma non ancora del tutto sano. Ci stiamo impegnando attraverso le campagne di sensibilizzazione nelle scuole e siamo fiduciosi, il terreno è fertile per il cambiamento positivo”. Cosi il maresciallo Giuseppe Ciotola, da poco più di anno al comando della locale stazione dei Carabinieri, sulla vivibilità nella cittadina pianigiana.
Le statistiche rivelano che a Cittanova non c’è microcriminalità, i reati più frequenti sono relativi ai furti in abitazione ma si tratta per lo più di case abbandonate o residenze occupate solo nel periodo estivo. Più rari i danneggiamenti e quasi assente lo spaccio di droga mentre aumenta la consumazione delle sostanze stupefacenti.
E’ in espansione la delinquenza di origine straniera, infatti molti furti sono realizzati per mano rumena mentre lo spaccio minuto si concretizza in prevalenza ad opera dei ragazzi di origine marocchina.
“I carabinieri – ha spiegato il comandante Ciotola – svolgono sul territorio un servizio continuo di controllo e di prevenzione, prima che di repressione. Anche fuori dall’orario di lavoro, il militare dell’arma, osserva la comunità in cui vive, ne percepisce bisogni e disagi e con senso del dovere si adopera per garantire sicurezza e legalità”.
Dalla conversazione occasionale con il maresciallo Ciotola è emerso che l’azione di prevenzione ha portato a risultati soddisfacenti. Negli ultimi tempi sono aumentati i servizi preventivi rispetto a quelli repressivi. I carabinieri, in relazione ad alcune tipologie di conflitti, intervengono nel tentativo di ricucire il tessuto sociale prima ancora di affrontare la situazione sotto il profilo prettamente penale.
E’ opinione comune che se frange di giovani generazioni tendono a delinquere con più frequenza lo si deve all’assenza o al malfunzionamento di strutture di socializzazione, alla crisi delle agenzie educative, all’involuzione che la famiglia ha subìto negli anni perdendo gradualmente il ruolo centrale nella crescita dei propri figli.
E se a ciò si aggiunge la generale crisi occupazionale e il degrado sociale, ben si comprende come il rischio dei fatti criminosi sia aumentato negli ultimi anni e allora per gli interventi non c’è da attendere oltre.
Anche il maresciallo Ciotola riconosce che per scongiurare l’aumento della criminalità è necessario fare sinergia. E’, dunque, indispensabile mettere a punto una fitta rete di collaborazione tra enti, scuola, Chiesa, associazioni e forze dell’ordine che a partire dalla divulgazione della cultura alla legalità possano infondere nei giovani, fin dall’età scolare, le regole per il vivere civile.
Elisabetta Deleo