MONTAPAONE – Volge tragicamente al termine la vicenda personale e giudiziaria dell’ex giudice del Tribunale di Palmi, Giancarlo Giusti, trovato suicida nella sua abitazione a Monteapaone dove viveva da diverso tempo agli arresti domiciliari per corruzione.
L’ex magistrato aveva già tentato il suicidio nel carcere di Opera, all’indomani della sentenza emessa dal Tribunale di Milano nel 2012 che lo aveva condannato a quattro anni di reclusione.
Tempestivamente soccorso dal personale della polizia penitenziaria era stato trasferito in ospedale e a seguito delle precarie condizioni psicologiche aveva ottenuto gli arresti domiciliari.
Avere macchiato la toga che da decenni indossava, la condanna, la sospensione da parte del Csm, l’intera vicenda che irreversibilmente aveva coinvolto ed intaccato anche i suoi rapporti familiari più intimi hanno contribuito, probabilmente, ad avvilire la figura dell’uomo che al di là della professione non ha retto neppure dal punto di vista prettamente psicologico, un fardello troppo pesante da sopportare.
Giancarlo Giusti, che nel corso della vicenda giudiziaria ha affrontato anche la separazione dalla moglie, lascia due figli in tenera età e nella mente di molti il ricordo di un giudice vittima delle sue debolezze e delle congiunture alle quali non ha saputo voltare le spalle.