Riceviamo e pubblichiamo:

Sono rimasto molto favorevolmente impressionato dalla eccellente funzionalità del reparto ben diretto dal dottore Saraceno, cito l’altissima capacità del dottore Trimarchi, l’ottima professionalità degli altri medici e dello staff chirurgico e di quello degli anestesisti; desidero segnalare anche il personale infiermieristico e ausiliario che ho visto attento alle esigenze del paziente ricoverato. Sinceramente ho avuto la sensazione di trovarmi all’interno di un ospedale diverso da quello che io conoscevo.
Eppure, con orgoglio lo asserisco, mi trovavo all’interno dell’ospesdale di Gioia Tauro.
Desidero, e lo dico ad alta voce, che si evitino quelle speculazioni, spesso artatamente costruite per ostacolare il lavoro di persone qualificate, il cui operato ricade positivamente su tutta la popolazione, è necessario bandire quelle manovre occulte che tentano di screditare l’operato di professionisti seri in virtù di secondi fini utilitaristici di qualsivoglia natura, non ultima quella campanilistica.
A dispetto del bello che ho fin qui descritto, segnalo l’atteggiamento disgustoso tenuto da qualche medico di base della stessa città.
Dopo aver fatto il pieno di iscritti come assistiti, costoro, espletate le 4 ore di ufficio ambulatoriale, peraltro ben aiutati da brave collaboratrici, spengono il proprio telefono cellulare e si rendono irreperibili. Qualsiasi problematica (non il mal di denti o la forma febbrile, nessuno scomoderebbe il medico per così poco) è lasciata al paziente e ai suoi familiari.
A costoro nel rispetto del loro tempo libero (è sinceramente difficili quantificarlo) chiederei di scendere dal piedistallo su cui sono saliti e di cercare di essere un po’ più vicini alla gente, a quella stessa gente che loro hanno ben accettato al momento della iscrizione, nel nome della loro onorabilità, e del giuramente prestato nel nome di Ippocrate, in quanto medici.
Una delle qualità che il medico curante deve possedere è l’umanità e la sensibilità di saper prestare aiuto a chi ne ha bisogno; mancando queste, crolla il mandato di “missione” che ogni medico dovrebbe portare alla gente e portare ancor prima dentro di se’.
Clemente Corvo