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Rifiuti e sanità: la riflessione di Rosario Schiavone

L'isola ecologica di Gioia Tauro

L'isola ecologica di Gioia Tauro

Riceviamo e pubblichiamo:
Abbiamo notato come senza cassonetti per strada e con un sistema esclusivo di raccolta porta a porta, spesso effettuato a singhiozzo, per problemi di mezzi o di personale, l’isola ecologica diventa inevitabilmente una discarica cittadina, una vera e propria pattumiera comunale.

Abbiamo notato che nonostante gli sforzi congiunti degli operatori addetti, degli uffici competenti, degli amministratori, ma soprattutto, nonostante le tasse pagate dai cittadini, i servizi anziché migliorare, peggiorano.

Ci chiediamo a questo punto perché non cambiare strategia?
Proposta.
Dividere la città in 12 quartieri, migliorando il porta a porta con la creazione delle micro ‘oasi ecologiche’ di quartiere, che non significa solo cambiare nome all’isola ecologica e moltiplicarle sul territorio per renderle più ‘civili’, ma al contrario, significa, creare delle piccole aree di verde attrezzato e dotato di cassonetti di nuova generazione per la raccolta dei rifiuti “tipici”.

Escludendo naturalmente quelle tipologie di rifiuti urbani che sono pericolose perché costituite da sostanze nocive per l’uomo e per l’ambiente e che quindi vanno raccolte separatamente come: farmaci, batterie delle auto, pile, toner, oli sia quelli per i motori che quelli da cucina, pneumatici, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e altre tipologie di rifiuti domestici denominati “atipici”, per i quali andranno create delle micro ‘isole ecologiche’ di ‘prossimità’ individuando tali aree di conferimento presso alcuni soggetti privati e/o pubblici che dispongano di spazi adeguati (es. grande distribuzione, autorimesse, distributori, impianti sportivi o di altra natura, etc.) per le tipologie di rifiuti coerenti con l’attività commerciale o le finalità del soggetto che offre l’area.

Studiare, infine, un sistema di vantaggi fiscali per i cittadini ‘attivi’ e di co-marketing per le aziende ‘aderenti’ al progetto.

Sanità
È chiaro ed evidente per tutti che la sanità si stia piano piano spostando da un modello essenzialmente assistenzialista, ad un modello misto, per arrivare quanto prima ad uno esclusivamente privato. Alla faccia di questo popolo di pecoroni che siamo noi italiani.

In questo quadro sopravvivono soltanto i presidi che hanno un ‘numero’ ed un ‘senso’.
Nei quasi 50 anni di Regionalismo che ci hanno preceduto, nella Piana di Gioia Tauro sono sorti ospedali come funghi a pochissima distanza uno dall’altro (Gioia Tauro, Palmi, Polistena, Taurianova, Oppido, Rosarno) senza alcun criterio se non quello di ‘assumere’, di fare clientela, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non solo questi Ospedali non hanno mai funzionato, ma spesso, chi vi è ricorso ha rischiato di morire più che di salvarsi.

Con le stesse leggi, e come dire, sotto lo stesso cielo, questo stesso modello, seguito con più criterio e raziocinio, e cioè senza pensare all’ospedale solo come un carrozzone che consentiva di ‘assumere’, ma come struttura sanitaria che doveva esclusivamente ‘curare’, Regioni come la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno creato delle vere e proprie ‘Eccellenze’, un sistema virtuoso che ‘sfrutta’ oltre al bacino d’utenza dei propri residenti anche il ‘flusso’ sanitario migratorio di tutti i ‘poveretti’ che con sacrifici enormi sono costretti a farsi curare a centinaia di chilometri di distanza dalle proprie case, innescando un duplice aspetto positivo per la Sanità ‘nordista’: l’aumento della casistica annua che consente di specializzare i presidi in determinate branche d’intervento e il risarcimento delle Regioni Calabria, Sicilia e Campania che a fine anno fanno respirare i loro bilanci.

Ma chi doveva capire, agire ed intervenire su questa distorsione sistemica, su questo circolo vizioso?
Gli stessi politici che facevano gli ospedali sotto casa per assumersi gli amici, gli stessi politici che contro ogni logica si ostinano a tutelare l’esistenza di strutture fatiscenti, invece di avviare una opportuna riorganizzazione.
Rosario Schiavone

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