Qualche giorno fa nella rubrica Altalenando (curata dall’associazione donne insegnanti calabresi) è stato pubblicato un articolo su Gioia Tauro che prendeva spunto dal servizio che il tg2 dossier ha dedicato a Gioia Tauro.
I commenti che hanno seguito la pubblicazione hanno spinto l’autrice a scrivere nuovamente alla redazione:
Egregio Direttore,
Vivere in prima persona la storia di una città o conoscerla indirettamente a posteriori è cosa ben diversa.
Nel primo caso gli eventi ti coinvolgono, ti stupiscono, ti scuotono, si spera, si sogna, si urla, si piange, si vince, si perde.
Il racconto di Gioia è scritto col cuore e con l’amarezza di chi ha speso in questo paese la propria vita professionalmente e socialmente, dando le migliori energie nella scuola, lavorando con professionalità e in modo puntuale e attento.
L’insegnante, ritengo, non solo debba fornire nozioni e concetti, ma educare gli allievi a pensare, riflettere, valutare, scegliere, a stare insieme rispettando gli altri, deve indurre a coltivare passioni, sogni, aspirazioni, deve aiutarli, in breve, a diventare uomini liberi.
Chi scrive ha vissuto l’esperienza dolorosa di avere in famiglia molti, anzi troppi, malati di tumore.
Chi scrive ha avuto l’esperienza triste di vedere i propri figli, validi professionisti, andare fuori regione per lavoro.
Chi scrive ha titolo per desiderare un paese migliore, civile, dove c’è condivisione e non scontro, dove c’è sempre il rispetto dell’altro e delle sue idee.
Nel secondo articolo della rubrica “Altalenando” sicuramente è reso ancora meglio il desiderio di un paese più vivibile, in esso in modo struggente c’è la poesia dettata dall’amore per la città e dal bisogno oggettivo di vivere in un ambiente ricco di valori, di storia, di lavoro, di pace.
m. a.
